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Il fisco: evasori e tartassati

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Qualcuno crede che la questione fiscale sia soltanto una faccenda di <<vile denaro>>,ma non è così.

Il denaro non è affatto vile quando si fatica per guadagnarlo onestamente.Inoltre,e soprattutto, bisogna ricordare che la democrazia non è democrazia se il fisco non è democratico.

Il concetto di fisco democratico era chiaro quando nacque la democrazia moderna,ora lo è molto meno.

I primi parlamenti moderni sorsero con lo scopo principaledi restringere il potere dei sovrani di caricare i cittadini di imposte e tasse;  il fisco divenne democratico in quanto non sovrano,bensì frenato dal contropotere dei parlamenti. Purtroppo, il sistema bilanciato del potere e del contropotere subì la sorte di tante altre istituzioni, e col passare del tempo si corruppe.

Caduti i sovrani restarono i parlamenti,che si posero al servizio più dei partiti che dei cittadini. E i partiti compresero che espandendo la spesa pubblica e distribuendola abilmente fra i loro clienti,potevano “comperare” consensi o voti col denaro dei contribuenti.

Da controllori del fisco divennero perciò suoi alleati nel torchiare i ceti più produttivi e meno politicizzati,talvolta a favore dei ceti parassitari.

La torta del prodoto nazionale cresce da due secoli come non mai nella storia,ma tra il lavoratore e il capitalista si è incuneato un terzo commensale, il fisco, che è il più vorace di tutti. Un Marx redivivo probabilmente si accorgerebbe subito che la possibilità del capitalista di sfruttare il lavoratore è poco o nulla rispatto alla capacità del fisco di sfruttare l’uno e l’altro.

Sono due le specie dei tartassati dal fisco in Italia. La prima è quella dei lavoratori dipendenti nella loro totalità, la seconda è il ceto medio, soprattutto quello medio-alto che vive di lavoro dipendente e che da qualche tempo è diventato il limone più spremuto dalla politica fiscale.

L’Italia è l’unico fra i paesi industriali ad avere una classe di imprenditori e di commercianti che dichiarano al fisco un reddito inferiore a quello degli operai o delle commesse alle loro dipendenze; il fisco fin’ora ci ha creduto e il risultato è che quando nei convegni internazionali si parla di finanza pubblica italiana o di sistema tributario made in italy, i sorrisini di scherno e di compatimento si sprecano.

Da anni quello del fisco è il peggior biglietto da visita del governo italiano all’estero (..poi è arrivato Berlusca a contribuire). Sull’iniquità di un sistema fiscale che divide i cittadini in due categorie,i tartassati e gli evasori ,il dibattito è aperto da almeno una ventina d’anni e più volte gli economisti hanno lanciato l’allarme di iniquità del sistema tributario ,con quale risultato? Le imposte sono aumentate di numero ogni anno e con esse l’ingiustizia tributaria.

Che senso ha spellare il ceto medio-alto, se poi il ricavato non serve a sostenere il Welfare state e a legittimare lo Stato,ma a pagare gli interessi sui Bot e i Cct, che sono l’investimento prediletto degli evasori fiscali?

Se ieri il ceto medio pagava le imposte senza entusiasmo, ma convinto che i suoi soldi sarebbero finiti in stipendi di insegnanti, medici e postini, oggi la percezione è diversa.Lo stesso ceto medio sa che i suoi soldi attraverso il fisco vengono pilotati dalla  politica di bilancio e da quella delle autorità monetarie verso il rimborso degli altissimi tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico con una duplice beffa.

Quegli interessi vanno ad arricchire in buona parte proprio chi evade le imposte. Se poi gli interessi sono così alti,ed è la seconda beffa, lo si deve proprio al fatto che lo Stato italiano , e di riflesso il Tesoro, non godendo di una credibilità decente sul mercato dei capitali, anche perchè non sa far funzionare il fisco, deve aggiungere 5-6 punti di interesse in più a titolo di incoraggiamento per gli investitori-evasori                 [ad].

..ma il ceto medio non ci sta più!

E’ così che si finisce a far parte de L’Italia dei poveri attori

[ dedotto da una lezione di economia e da un piccolo saggio da me letto]