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Ho visto la morte nei suoi occhi

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Sono seduta sulla fredda sedia scomoda della sala d’attesa del reparto di rianimazione. Sono un pezzo di ghiaccio fra quella gente che soffre; di fronte una donna sconvolta piange e stringe forte il braccio della sorella che dal dolore pone una leggera smorfia,non è facile per nessuno,neanche per me. Un banale incidente sul lavoro,le visite e la scoperta.

Quella caduta dal soppalco non è stata la solita disattenzione di un carpentiere che lavora a nero,ma le vertigini di un tumore. Prima di scoprire la malattia la vita scorre lenta,di punto in bianco poi la fine sembra sempre più vicina.

Guardo quella donna disperata,vorrei dirle qualcosa,aiutarla,parlarle,ma non trovo le parole. In pochi mesi una famiglia distrutta: la caduta,il tumore ,le kemio,le operazioni,la speranza di sopravvivenza e poi la delusione,altre kemio,un barlume di speranza e poi il vuoto.

“Dove c’è famiglia c’è casa”, ormai la donna vive nella sala d’attesa. Ha con sè una sedia sdraio per la notte, una borsa con qualche vestito di ricambio e tanto dolore. Ha perso la casa, ha perso il lavoro e sta per perdere il marito…

La porta si apre,un’infermiera con parole nude e crude dice: ” Se lo intubiamo può vivere altri 2 massimo 3 giorni con sofferenza,altrimenti dovete firmare per togliergli il respiratore ma non posso permettervi di vedere vostro marito prima che sia morto”.

E’ triste.

Perdere per sempre un familiare senza neanche potergli dire arrivederci.

In nessun ospedale esiste la “stanza dell’ultimo saluto”; questo avviene tra le mura color ghiaccio,l’odore di urina, tra tanti malati,senza un minimo d’intimità,senza la possibilità di potersi raccogliere in un ultimo forte abbraccio.

Lui è morto solo,un muro lo divideva dalla sua famiglia,neanche un sorriso prima del grande viaggio.

La sua famiglia si è sentita morire dentro. Una sola lacrima su quel muro,un nodo in gola e un vuoto incolmabile..fino al ritrovo.

Non conoscevo i nomi di nessuno di questa famiglia,eppure ho sofferto con loro,immobile su quella sedia.

Ci vorrebbe una stanza color pesca piena di luce,con fiori sedie comode e un buon odore.

E’ così che ogni malato merita di salutare la sua famiglia