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La morte preferisce i compleanni

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Da oggi ha un nome, «birthday blues» e una percentuale, il 14%, la sindrome che colpisce chi muore nel giorno del compleanno. Il dottor

Vladeta Ajdacic-Gross, ricercatore in Psichiatria all’Università di Zurigo, che sonda da anni i misteri della morte, ha condotto una ricerca su due milioni e mezzo di persone e analizzato i dati della mortalità in Svizzera dal 1969 al 2008 evidenziando una stretta correlazione tra la data di nascita e quella di morte.

L’analisi dei dati pubblicati nel paper «Death has a preference for birthdays—an analysis of death time series» (La morte preferisce i compleanni) pubblicato il 4 giugno negli Annals of Epidemiology, ha portato all’individuazione di una percentuale rilevante, 13.8%, di persone che sono mancate, soprattutto per infarto e problemi cardio vascolari e cancro, (più donne che uomini) suicidi e decessi accidentali (più gli uomini che le donne), nello stesso giorno della loro nascita. La percentuale sale fino al 18% per coloro che hanno più di sessant’anni.

 La reazione fatale, lo stress da anniversario, colpisce anche nei giorni precedenti la festa. Il rischio di incidenti, e cadute mortali nei 4 giorni che precedono il compleanno aumenta fino al 44%. A conferma di quanto poco amato sia il festeggiare l’età, dopo gli anta, c’è l’aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari che si verificano più frequentemente in occasione del genetliaco.

Il valore di un sorriso

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VALORE DI UN SORRISO

(di Padre Faber)

Donare un sorriso

Rende felice il cuore:

Arricchisce chi lo riceve

Senza impoverire chi lo dona.

Non dura che un istante

Ma il suo ricordo rimane a lungo.

Nessuno è così ricco

Da poterne fare a meno

Né così povero da non poterlo donare.

Il sorriso crea gioia in famiglia

Dà sostegno nel lavoro

Ed è segno tangibile d’amicizia.

Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,

Rinnova il coraggio nelle prove

E nella tristezza è medicina.

E se incontri chi non te lo offre,

Sii generoso e porgigli il tuo:

Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso

Come colui che non sa darlo.

Dedicata a Maria Pignataro che ci ha lasciati con un sorriso.

Coppia americana confusa chiede agli sconosciuti di internet,attraverso un sondaggio, se abortire o far nascere il bambino. Un' altra innocente vita nelle mani di genitori irresponsabili

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Che gli americani siano originali  è confermato da anni.  Talk show,Reality show, grandi invenzioni e immagini che restano nella storia.. ma mancano del limite che trasforma la novità in demenza. Grandi protagonisti da sempre, sbattono in piazza i loro problemi familiari e le loro pecche pur di godere di quei 5 minuti di notorietà..quando si dice “I panni sporchi si lavano in famiglia..ma si asciugano in tv!”.

Tra una collega in dolce attesa e l'altra ad un passo dal matrimonio, pannolini e confetti sono gli argomenti giornalieri durante la pausa pranzo e gli animi si addolciscono di fronte al pensiero di eventi così belli..poi, il passaggio in un blog americano, come un violino stonato, rompe la quiete.

Una coppia americana, indecisa se dare alla luce il bambino o abortire,pubblica la propria confusione sul blog con tanto di data entro il quale i visitatori devono scegliere se consigliare l'aborto o la nascita.

“Vuoi che uccido mio figlio o lo faccio nascere?”. Questa la domanda che viene posta a chi entra nel order cheap levitra online

ot.com/” target=”_blank”>blog (www.birthornot.com), aggiornato di ecografie e commenti. Spero sia solo una burla perchè il pensiero che il 7 dicembre, a seconda delle scelte altrui, un bambino nascerà o morirà mi dà i brividi.

Penso ad Adriana,la mia collega, che massaggia il pancione come per coccolare il bambino, gli parla,canta..e già pensa a quando nascerà, a come sarà, a cosa farà..e torna il violino stonato, la coppia americana che non merita di avere un bambino. Chissà se nascerà e se da grande gli verrà detto ” Il tuo destino è stato deciso da alcuni sconosciuti che hanno avuto pena per te più di quanto ne avremmo dovuta avere noi”.

Resto del parere che non si nasce genitori quindi se non ci si sente in grado di diventarlo non si è obbligati.  “A volte chi ha il pane non ha i denti” avrebbe detto la mia saggia bisnonna,ed è giustissimo. Ci sono genitori meravigliosi che non riescono ad avere figli e figli troppo cresciuti che irresponsabilmente decidono di diventare genitori regalando al nascituro poco o nessun futuro.

Le parole “mamma” e “papà” si devono meritare.

Intanto,quel bambino in quella pancia dorme beato non sapendo che a breve sarà deciso del suo destino..un altro angelo sfortunato è caduto sulla terra.

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Ho visto la morte nei suoi occhi

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Sono seduta sulla fredda sedia scomoda della sala d'attesa del reparto di rianimazione. Sono un pezzo di ghiaccio fra quella gente che soffre; di fronte una donna sconvolta piange e stringe forte il braccio della sorella che dal dolore pone una leggera smorfia,non è facile per nessuno,neanche per me. Un banale incidente sul lavoro,le visite e la scoperta.

Quella caduta dal soppalco non è stata la solita disattenzione di un carpentiere che lavora a nero,ma le vertigini di un tumore. Prima di scoprire la malattia la vita scorre lenta,di punto in bianco poi la fine sembra sempre più vicina.

Guardo quella donna disperata,vorrei dirle qualcosa,aiutarla,parlarle,ma non trovo le parole. In pochi mesi una famiglia distrutta: la caduta,il tumore ,le kemio,le operazioni,la speranza di sopravvivenza e poi la delusione,altre kemio,un barlume di speranza e poi il vuoto.

“Dove c'è famiglia c'è casa”, ormai la donna vive nella sala d'attesa. Ha con sè una sedia sdraio per la notte, una borsa con qualche vestito di ricambio e tanto dolore. Ha perso la casa, ha perso il lavoro e sta per perdere il

marito…

La porta si apre,un'infermiera con parole nude e crude dice: ” Se lo intubiamo può vivere altri 2 massimo 3 giorni con sofferenza,altrimenti dovete firmare per togliergli il respiratore ma non posso permettervi di vedere vostro marito prima che sia morto”.

E' triste.

Perdere per sempre un familiare senza neanche potergli dire arrivederci.

In nessun ospedale esiste la “stanza dell'ultimo saluto”; questo avviene tra le mura color ghiaccio,l'odore di urina, tra tanti malati,senza un minimo d'intimità,senza la possibilità di potersi raccogliere in un ultimo forte abbraccio.

Lui è morto solo,un muro lo divideva dalla sua famiglia,neanche un sorriso prima del grande viaggio.

La sua famiglia si è sentita morire dentro. Una sola lacrima su quel muro,un nodo in gola e un vuoto incolmabile..fino al ritrovo.

Non conoscevo i nomi di nessuno di questa famiglia,eppure ho sofferto con loro,immobile su quella sedia.

Ci vorrebbe una stanza color pesca piena di luce,con fiori sedie comode e un buon odore.

E' così che ogni malato merita di salutare la sua famiglia

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