La “scoria” italiana del nucleare:
L’esperienza elettronucleare fu avviata nel nostro Paese nei primi anni ’60 del novecento,con l’installazione di 3 centrali (a Garigliano,Latina e Trino Vercellese) , per una potenza complessiva di 620 MW ed una produzione annua di 3,9 miliardi di KWh, ponendo l’Italia al terzo posto nel mondo. Ad esse seguì la costruzione di una quarta centrale (a Caorso), autorizzata nel 1969 ed entrata in funzione nel 1981. Nel 1975, nell’ambito del Piano Nucleare, fu approvato quale progetto particolarmente ambizioso – peraltro mai avviato – il varo della costruzione di oltre 20 centrali.
In realtà, l’avventura italiana del nucleare è stata caratterizzata da forti discontinuità determinate da una serie di fattori, a prevalente carattere politico. Essa è terminata nel 1987, con l’interruzione della produzione nazionale e la successiva decisione formale di abbandonare il nucleare, in seguito agli esiti del referendum popolare indetto nel novembre 1987 dopo il disastro di Chernobyl avvenuto nell’Aprile 1986.
La scelta del nucleare ha imposto al nostro Paese investimenti enormi , peraltro mai ammortizzati.

Ma davvero con due o quattro reattori nucleari il costo dell’elettricità per le industrie italiane scenderebbe di molto?
Con il sistema di prezzi e di bollette attuale non sarebbe così. Anzi il rischio sarebbe di pagare nelle bollette la costruzione o l’eventuale interrotta costruzione delle centrali. In altre parole, conta molto di più il sistema di prezzi in atto, molto legato all’oligopolio elettrico che non l’efficienza produttiva leggermente incrementata da poche centrali nucleari. I due o quattro reattori in funzione tra dieci anni potrebbero modificare marginalmente lo svantaggio che sarebbe recuperato meglio con una politica industriale indirizzata da scelte produttive, di prodotto e di processo, più “leggere”, con minori contenuti energetici.
A sfavore del nucleare:
Contro la scelta nucleare militano i costi di costruzione, l’inadeguatezza del territorio, scarsamente pianeggiante e con fiumi in cattiva salute o esauriti, per cui l’acqua necessaria in grande quantità, per il raffreddamento, dovrebbe essere ricavata dal mare, con la conseguenza di rendere più fragile l’impianto e più a rischio il territorio. Inoltre devono essere prese in considerazione, la diffusa sismicità, la presenza ininterrotta di città, paesi e anche luoghi isolati, notevoli da un punto di vista storico, archeologico, paesaggistico. Infine gli aspetti di salute pubblica sempre negati e sempre riaffioranti per le persone, soprattutto i bambini, che vivono nei pressi di un reattore; e quelli di sicurezza, sempre rimossi da parte dei sostenitori.
Il nucleare italiano risolve i problemi energetici nazionali?
I problemi di prospettiva sono dati soprattutto dal 20/20/20 prescritti per il 2020 con l’accordo del dicembre 2008 da parte del Consiglio europeo. La formula matematica, per chi non lo ricorda, significa che per l’anno 2020 si devono ridurre del 20% le emissioni di gas serra (anidride carbonica), il 20% dell’energia deve essere da fonti alternative e l’efficienza energetica deve aumentare del 20%. Una corsa, o anche una corsetta, al nucleare distoglie dai veri obiettivi. Sposta risorse economiche, sociali e intellettuali verso altri fini che non sono quelli ritenuti essenziali dall’Unione europea o Ue, in vista non tanto di un futuro successo industriale o economico, ma semplicemente di un futuro. L’Ue ha accettato l’indicazione degli scienziati raccolti nell’Ipcc o Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazione unite sul disastro ambientale in corso per il riscaldamento globale e ha indicato la prima tappa del proprio percorso, indicando ai paesi membri obiettivi da rispettare. Il 20/20/20 è poi una prima tappa, insufficiente per salvare l’attuale società umana, ma serve come partenza e come apprendimento. Ogni paese che si divincola, guarda altrove, perde l’obiettivo, è in errore e deve cambiare. Da questo punto di vista la reale scelta obbligata tra nucleare e rinnovabili, tra atomo e sole, non è aggirabile con un “ma anche”. Le risorse, scarse, sono da indirizzare verso un risultato pratico e visibile. Va aggiunto che il nucleare vedrebbe il nostro paese a rimorchio della Francia o degli Stati uniti, mentre il solare, per non citare che uno degli sviluppi possibili, ci potrebbe reintrodurre in testa ai paesi più avanzati. C’è un altro aspetto, quello che un mix di impianti leggeri, adatti ai luoghi e meno invadenti dal punto di vista della natura è preferibile per chi crede nella democrazia dei beni comuni. Non sarà invece d’accordo chi è convinto che la natura vada dominata sempre e in ogni caso.

La soluzione del nostro Governo:
Il governo,visti gli alti prezzi del petrolio, punta ad una forte riduzione di quest’ultimo con un aumento dei consumi di carbone, questa soluzione però è in contrasto con gli obiettivi previsti per l’Italia dal protocollo Kyoto.L’Italia deve ridurre le sue emissioni di gas serra al 2010 del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990. Questo significa una riduzione di circa 100 Milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Per il solo settore elettrico si tratta di circa 53 Milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Un incremento del ricorso al carbone, come quello previsto dal Ministero delle attività produttive, comporta un aumento di emissioni di gas serra al 2010 rispetto al 2000 di 27 Milioni di tonnellate di CO2. Un valore elevato sia tenendo conto dell’obiettivo complessivo che di quello del solo settore elettrico. Oltre ai problemi legati all’effetto serra bisogna ricordare che il ricorso all’uso del carbone ha un elevato impatto locale in termini di emissioni di polveri, ossidi di zolfo, ossidi di azoto e ceneri superiore, ad esempio, a quello delle centrali a ciclo combinato a gas.
In realtà, la sola e unica soluzione ai nostri problemi sono le energie rinnovabili.
Le energie da fonti rinnovabili, definite da molti per convenzione energie rinnovabili, sono quelle derivate dall’utilizzo di materiali naturali che sono inesauribili.
Quelle tradizionali sono invece generate da fonti esauribili e in quanto tali disponibili in quantità definita, per quanto ingenti possano essere le scorte, come i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas, uranio…).
L’energia rinnovabile è tratta dal sole (fotovoltaica), dal vento (eolica), dal moto ondoso (marina), dalle masse di scarto (biomassa), dalle acque calde delle viscere della terra (geotermia). Insomma l’energia prodotta da tutte quelle fonti naturali che non si esauriscono.
Ma l’energia rinnovabile ha un altra fondamentale caratteristica: quella di non produrre effetti negativi sull’ambiente, né modifiche al clima e tantomeno variazioni alla temperatura globale della terra.
Ecco in breve sintesi perché le energie rinnovabili sono le risorse del futuro.
I Am Style dice NO al nucleare!