Siamo donne diverse con una storia di ingiustizie e violenze ad unirci. Io dico BASTA!!!
L’infibulazione è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.
Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.
Una campagna per l’abbandono delle mutilazioni genitali femminili è stata lanciata negli anni 90 dalla leader politica Emma Bonino, che, al fianco dell’organizzazione Non C’è Pace Senza Giustizia, ha organizzato eventi, iniziative e conferenze sull’argomento con politici europei ed africani.
“ Ci sono tanti modi di fare violenza su una donna.
Alcuni sono addirittura legali.
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica crudele che ogni giorno fa 8000 giovani vittime.
Ora dipende anche da te.
Puoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre. ”
Nell’elenco delle firme sul sito troverete anche il mio nome.
Perché è importante riciclare? Sembra una domanda in apparenza banale, ma contiene in sé una curiosità lecita a tutti e una realtà nota ai Napoletani. Le discariche non sono pozzi senza fondo : dopo alcuni anni si trasformano in una collina di veleni pronta a inquinare il terreno e le falde acquifere.
Perchè riciclare? Una foto risponderà in modo più che esaustivo!
Il vetro, la carta, la plastica, l’alluminio, recuperati dalle campane, arrivano in apposite ditte che li lavorano fino a tornare ad essere materie prime pronte ad essere lavorate e riutilizzate.
Ed è per questo che tutti dovremmo abituarci a differenziare i rifiuti.
Sarebbe quindi importante che tutti i cittadini facessero la raccolta differenziata per:
- poter riutilizzare le materie prime e risparmiare le risorse naturali;
- diminuire i rifiuti che vanno nelle discariche e negli inceneritori;
- ridurre l’inquinamento causato da discariche e da inceneritori;
- risparmiare l’energia necessaria alla produzione della materia prima;
- risparmiare soldi
Volkswagen anche quest’anno rinnova il proprio impegno a favore dell’ambiente presentando a Milano una declinazione natalizia di Think Blue, espressione dei valori di Marca e soprattutto attitudine ad uno stile di vita sostenibile.
Il Natale “Blue” di Volkswagen invita a riflettere, con un approccio divertente, sullo spreco di materiali, pacchetti ed imballaggi durante il periodo natalizio e un riciclaggio immediato.
Lo stesso format verrà ripetuto, sempre a Milano, durante il weekend del 18/19 Dicembre, per un Natale eco-sostenibile perfettamente in linea con i principi Think Blue.
Che gli americani siano originali è confermato da anni. Talk show,Reality show, grandi invenzioni e immagini che restano nella storia.. ma mancano del limite che trasforma la novità in demenza. Grandi protagonisti da sempre, sbattono in piazza i loro problemi familiari e le loro pecche pur di godere di quei 5 minuti di notorietà..quando si dice “I panni sporchi si lavano in famiglia..ma si asciugano in tv!”.
Tra una collega in dolce attesa e l’altra ad un passo dal matrimonio, pannolini e confetti sono gli argomenti giornalieri durante la pausa pranzo e gli animi si addolciscono di fronte al pensiero di eventi così belli..poi, il passaggio in un blog americano, come un violino stonato, rompe la quiete.
Una coppia americana, indecisa se dare alla luce il bambino o abortire,pubblica la propria confusione sul blog con tanto di data entro il quale i visitatori devono scegliere se consigliare l’aborto o la nascita.
“Vuoi che uccido mio figlio o lo faccio nascere?”. Questa la domanda che viene posta a chi entra nel blog (www.birthornot.com), aggiornato di ecografie e commenti. Spero sia solo una burla perchè il pensiero che il 7 dicembre, a seconda delle scelte altrui, un bambino nascerà o morirà mi dà i brividi.
Penso ad Adriana,la mia collega, che massaggia il pancione come per coccolare il bambino, gli parla,canta..e già pensa a quando nascerà, a come sarà, a cosa farà..e torna il violino stonato, la coppia americana che non merita di avere un bambino. Chissà se nascerà e se da grande gli verrà detto ” Il tuo destino è stato deciso da alcuni sconosciuti che hanno avuto pena per te più di quanto ne avremmo dovuta avere noi”.
Resto del parere che non si nasce genitori quindi se non ci si sente in grado di diventarlo non si è obbligati. “A volte chi ha il pane non ha i denti” avrebbe detto la mia saggia bisnonna,ed è giustissimo. Ci sono genitori meravigliosi che non riescono ad avere figli e figli troppo cresciuti che irresponsabilmente decidono di diventare genitori regalando al nascituro poco o nessun futuro.
Le parole “mamma” e “papà” si devono meritare.
Intanto,quel bambino in quella pancia dorme beato non sapendo che a breve sarà deciso del suo destino..un altro angelo sfortunato è caduto sulla terra.
Ottobre è il mese della prevenzione contro il cancro al seno. Ma le Donne, le dirette interessate, ne saranno al corrente? In un’Italia in cui i mass media preferiscono informare sulla presunta omosessualità di Costantino Vitagliano o sui nuovi partecipanti del GF, è normale che vi sia un completo vuoto attorno ad un argomento così delicato, nonostante questo riguardi una fetta ben nutrita della nostra società.
Come fare, quindi, per bypassare un sistema limitato e quanto mai strumentalizzato come quello dei mass media, ed arrivare direttamente alle Donne?
La risposta si chiama Facebook!!
Il notissimo social network, infatti, durante tutto il mese di Ottobre è stato utilizzato come supporto per il gioco tutto femminile del “Mi piace…”. Un messaggio di posta privata è rimbalzato fra le caselle postali dei profili di gran parte delle Donne italiane, invitandole ad indicare il posto dove “abbandonano” la borsa al rientro a casa, preceduto da un “Mi piace…”. Gli stati sono passati dagli scontati “Mi piace sul letto” o “Mi piace sul pavimento”, ai più articolati “Mi piace nel cassettone dell’armadio”, oppure “Mi piace sull’appendiabiti”.
I commenti che le donne si sono scambiate, sfruttando l’apparente maliziosità del messaggio, si sono rivelati spassosi e molto spesso hanno dato il via a discussioni esilaranti e divertenti, contribuendo comunque a dare visibilità all’iniziativa.
L’intento di tutto questo, comunque, è rimasta la prevenzione e l’informazione delle Donne che, troppo spesso, trascurano se stesse in nome dei loro impegni e della loro vita, essendo sempre più indispensabili protagoniste nel mondo moderno. Si, perché, come pochi sanno, ogni anno, solo in Italia, più di 40 mila donne si ammalano di tumore al seno. E, secondo le statistiche, se vi fosse una adeguata prevenzione 8 casi su 10 potrebbero risolversi in una completa guarigione. Questo è il motivo per cui la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) ha dato il via alla campagna “Nastro Rosa” che ha permesso, in tutta la nazione, di adibire circa 400 ambulatori a visite completamente gratuite e specializzate.
Tornando a Facebook, come hanno reagito gli uomini al trovarsi invasi da post facilmente interpretabili come un doppio senso? Alcuni, molto pochi, hanno compreso la positività dell’idea, scherzando e, a loro modo, incentivando l’iniziativa. Ma gli altri? La maggior parte degli uomini, come ha visto e come ha elaborato il gioco del “Mi piace…”?
Un tempo in Italia andavano di moda i vestiti di Versace, la 500, la Vespa. Insomma, l’Italia intera era moda e costume. Ma l’Italia è cambiata, in Italia ora va di moda la violenza. In un paese in cui il sopruso verso il prossimo è diventato pane quotidiano, dove gli zii ammazzano e violentano le nipoti, dove sconosciuti si aggrediscono fra loro senza motivo, e dove non è nemmeno più possibile andare allo stadio senza rischiare la pelle, come ci si poteva aspettare comprensione ed interesse da parte del genere maschile?
“A me piace sul comodino..a me piace sul tavolo.. a me piace sulla sedia… avete rotto il cazzo!!! A me piace dove volete basta che me la date!!…”
Questo è solo l’ultimo grido in fatto di link sharing su Facebook, da parte di tanti ragazzi che non sono arrivati a comprendere l’importanza di una simile iniziativa, impossibilitati, probabilmente per limitatezza mentale, a scavare più affondo, comprendendo la natura prima e fondamentale di quel “Mi piace…”. La cui mente, con molta probabilità, è ottenebrata dalla medievale concezione che solo le esigenze di chi ha il (provvisorio) predominio sulla società siano degne d’attenzione e d’una seria riflessione. Ma anche questa, dopo tutto, è pubblicità, un modo per attirare attenzione su un problema che, purtroppo (o per fortuna), riguarda solamente noi donne.
In ogni caso la compattezza dell’”Altra metà del cielo”, come amò definirci Mao Tse-tung, è andata oltre le aspettative, dimostrando agli uomini, ed in primis a noi donne, che se il Potere Rosa può sconvolgere Facebook con un semplice messaggio, più sconvolgere ed eventualmente ribaltare anche il mondo reale che, gestito al femminile, potrebbe essere sicuramente libero da ottusità, ignoranza, violenza e prevaricazioni.
Ieri sera solita uscita con le amiche, l’estate è finita e sono tutte ritornate dalle vacanze.
Pasqualina che stagionalmente lavora come receptionist sulla msc crociere quest’anno ha fatto il giro del mediterraneo e mi ha portato la kippah, il copricapo usato correntemente dagli Ebrei. Eravamo al bar quando l’ho provato per scherzo e subito l’attenzione si è spostata su di me, i presenti hanno cominciato a guardarmi,indicarmi e anche a prendermi in giro. Uscita dal locale ho deciso di tenerlo ancora per vedere la reazione delle persone,ma aimè sono rimasta delusa, credevo nel buon cuore delle persone e invece 2 auto hanno persino sfiorato l’incidente pur di insultare il mio cappellino.
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Gli insulti sono stati dei peggiori, da “che cavolo hai in testa?” a ” tornatene nel tuo paese kamikaze!”. Ecco,questa è la tolleranza in Italia.
In quel bar ci vado da anni anche con una frequenza di 2-3 volte a settimana ed ero stimata e rispettata prima di provare per gioco la kippah! Com’è possibile che un cappellino faccia di me una persona diversa,una persona da allontanare?
Prima del cappellino ero una di loro che si mischiava nella la folla, passavo inosservata,con il cappellino ho raccolto insulti e sguardi folgoranti,indicata dai passanti al pari di un omicida. Però è stata un’esperienza perchè ho potuto distinguere i 3 tipi di italiani: gli indifferenti,gli ignoranti e i tolleranti. Prima mi sono lasciata insultare e poi ho risposto a ciascuno come meritava,ovvero: ” La tua ignoranza non ti permette di tollerare il copricapo che ndosso o la religione? Per quanto riguarda il copricapo sei libero di pensare che non ti piace la mia “moda” ma non ti è dato insultare il mio modo di vestire perchè ci sarebbe molto altro da dire a te che indossi pantaloni scuciti e a vita talmente bassa che rasentano i calzini. Per quanto riguarda la religione sono Cattolica e se lo sei anche tu ugualmente non dovresti permetterti di giudicare ciò che è diverso da te. Sei così ignorante che hai fatto di un cappellino-souvenir una minaccia. Fossi in te mi vergognerei perchè oltre ad aver fatto una figuraccia ti sei rivelato per quello che sei: un bigotto.”
Può un capo d’abbigliamento trasformare una persona in un terrorista? In Italia si,perchè non esiste la tolleranza verso chi è diverso.
Io da italiana me ne vergogno.
Tra l’altro anche il Papa indossa questo genere di copricapo!
Nuova provocazione degli addetti alla raccolta differenziata del consorzio Napoli-Caseta che in una lettera indirizzata ai clan protestano contro i tagli di organico e i mancati pagamenti.
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Il testo della lettera lascia allibiti: “La camorra è nei rifiuti dicono i giornali, e allora deve essere per forza vero (…) l’ha detto Saviano, quindi per forza deve essere vero (…) allora, cari camorristi, ci rivolgiamo a voi. Che noi, seppur indirettamente, stiamo lavorando per voi, è un fatto assodato. Quindi scusateci se osiamo farvi qualche richiesta, ovviamente se non è di troppo disturbo”. Segue un elenco di rivendicazioni: dal non voler lavorare in condizioni pericolose per la salute, alla preghiera ai “politici e industriali che vi sono amici” per ottenere un avanzamento di carriera o un trasferimento alla Provincia o alla Regione con tanto di aumento in busta paga. Da mesi i consorzi non ci pagano e a Benevento ci hanno messo a cassa integrazione mentre a Caserta e a Napoli ci stanno licenziando. Gli stipendi dei Consorzi da mesi non li riceviamo e a dire il vero neanche il vostro, nemmeno quello dei mesi scorsi. Possiamo fare un forfait degli arretrati? Anche a rate va bene. In caso di risposta positiva dobbiamo venire a ritirarli o si può fare l’accredito sul conto corrente? Ne approfittiamo per ribadire la nostra disponibilità nel caso doveste ripulire denaro sporco. Mafiosamente vostri per sempre. I lavoratori dei Consorzi di Bacino della Regione Campania”.
I lavoratori dei consorzi di bacino che lanciano questo ‘appello’ ai clan sono gli stessi che un anno fa (il 28 settembre 2009) esposero in piazza Plebiscito uno striscione con la scritta “W i Casalesi”. La foto fece il giro del mondo e suscitò indignazione unanime; di questi rischiano il licenziamento 424 persone .
In barba a quello che il governo vuole farci credere, la crisi c’è e si vede!
Forse un Berlusconi può non sentirne il peso, ma i lavoratori con uno stipendo medio basso vengono mensilmente schiacciati dai debiti e dalle necessità e non mi meraviglio se per “campare la famiglia” ci si riduce a fare 3 lavori al giorno,anche di quelli più umili, o cercare aiuto chiedendo dei prestiti personali alle persone meno oneste perchè quando a fine mese devi pagare l’affitto,la scuola ai tuoi figli, le bollette e fare la spesa, lo Stato il padrone di casa e i figli affamati non accettano scuse o ritardi!
Il 31 Agosto su Youtube è apparso un video choc che ha scosso l’opinione pubblica. Una ragazza con una felpa rossa è stata filmata in Croazia, mentre si divertiva a lanciare nel fiume alcuni cuccioli di cane vivi, di appena un mese.
Intanto un suo amico, molto probabilmente, stava riprendendo l’agghiacciante spettacolo. Subito si è aperta la caccia per scovare la nuova Crudelia Demon. Gli internauti di tutto il mondo si sono uniti al fine di consegnare alla giustizia l’aguzzina.
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A quanto pare la giovane è stata finalmente identificata, ma sul nome ci sono ancora forti dubbi e l’indecisione verte tra Antonia Miskic e Katja Puschnik, mentre è certa la nazionalità della ragazza. L’episodio ha avuto quasi certamente luogo in Croazia e si è verificato qualche giorno dopo la notizia della donna che getta gattina nella spazzatura.
Il video è cruento quindi non lo pubblico, chi ha il coraggio di guardarlo può cliccare qui .
IO NON HO PAROLE..cioè le parole ci sono ma non sono per niente candide!
Posso solo ricordarvi che amo gli animali più delle persone e con questi link potete spiegarvi il perchè. Troppo spesso il vero animale è l’uomo!!!
Qualche settimana fa sono stata a Berlino per un viaggio di cultura e divertimento con alcuni amici. Abbiamo visitato
Checkpoint charlie con il cartello di avviso ” You are leaving the American sector ”
il Monumento agli Ebrei, loculi di marmo nero di dimensioni diverse che se attraversati danno una sensazione di solitudine,confusione, smarrimento,e perchè no anche paura.[ad]
Il Museo dell’Olocausto è una tappa necessaria per avvicinarsi al popolo ebraico. L’edificio visto dall’alto ha la forma di una linea a zig-zag e per questa ragione è stato soprannominato blitz, che in tedesco significa fulmine. La forma dell’edificio ricorda una stella di David decomposta e destrutturata. L’edificio è interamente ricoperto da lastre di zinco e le facciate sono attraversate da finestre molto sottili e allungate, più simili a squarci o ferite che a vere e proprie finestre, disposte in modo casuale.
Il museo non ha un ingresso dalla strada, ma vi si accede dall’adiacente Berlin-Museum. Una scala e un sentiero sotterraneo collegano i due edifici, questo a simboleggiare quanto la storia ebraica e quella tedesca siano collegate e connesse fra loro. La scala conduce ad un sotterraneo, composto di tre corridoi, denominati assi che simboleggiano i diversi destini del popolo ebraico: l’asse dell’Olocausto conduce ad una torre che è stata lasciata vuota, denominata la Torre dell’Olocausto; l’asse dell’Esilio conduce ad un giardino quadrato esterno, denominato Giardino dell’Esilio, racchiuso fra 49 colonne; l’asse della continuità, collegato agli altri due corridoi, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l’Olocausto e l’Esilio. Questo asse conduce ad una scala, che a sua volta conduce alla costruzione principale. L’entrata al museo è stata intenzionalmente resa difficile e lunga, per infondere nel visitatore le sensazioni di sfida e di difficoltà che sono distintive della storia ebraica.
Toccare il muro poi,con gli occhi chiusi era quasi come rivivere quel tempo. Sono passati solo 21 anni dalla caduta,è una storia recente che hanno cercato di cancellare in ogni modo. Ho visitato tantissimi luoghi di ricordo per gli ebrei uccisi ma in nessuno di questi vi era spiegata la causa,quasi a farlo sembrare un evento naturale l’omicidio di tutta quella gente. E’ giusto cancellare Hitler dalla Germania? E’ giusto omettere il suo nome quando si scrive dell’olocausto?
Io credo di no. Certo,forse la Germania indignata per l’accaduto avrà voluto togliere il nome di Hitler perchè legato al ricordo della morte di innocenti, ma un pezzo di storia così importante, la decimazione di un popolo non si può cancellare con un colpo di spugna. Avrei preferito trovare una traccia del Furer ed esprimere la mia indignazione per la persona e le gesta piuttosto che far finta che non sia mai esistito.
Bisogna ricordare sempre che la pazzia di pochi costringe alla sofferenza molti.
Qualche anno fa un pò per caso ho scoperto loveline un programma di MTV in cui si parlava apertamente di sesso e sentimenti ad un pubblico composto principalmente da ragazzi. Durante la trasmissione il pubblico in studio (tramite bigliettini anonimi) e da casa (tramite telefono) poteva intervenire in diretta per chiarire i propri dubbi.
Pene & Vagina è un cartone animato ideato da Fabrizio Biggio ed animato e diretto da Simone Antonucci, trasmesso a fine puntata del programma Loveline. È composto da tre stagioni: la prima intitolata Le avventurine di Pene e Vagina, la seconda Le letterine di Pene e Vagina e la terza Le incredibili avventure di Pene e Vagina. Il cartone animato è un valido aiuto per chi ha dubbi o incertezze circa il sesso.[ad]
Di seguito vi segnalo i titoli delle varie stagioni così da poter cercare l’episodio che più vi interessa.
Prima Stagione
nº Titolo italiano
1 Il primo incontro
2 Solo parlare
3 L’esperienza omosessuale
4 Invito accettato
5 La prima volta
6 Cilecca 2006
7 Un po’ di romanticismo
8 Una curiosità (prima parte)
9 Una curiosità (seconda parte)
10 I giochi erotici
11 Siamo in crisi
12 Ano
13 Famolo strano
14 Altre esperienze
15 Matrimonio
16 Punto G
17 Dildo
18 Sadomaso
19 Periodo refrattario
20 Farla ridere
21 Il sogno erotico
22 La masturbazione
23 Le dimensioni
24 AIDS
25 Sesso tantrico
26 La castità
Seconda stagione
nº Titolo italiano
1 L’ex
2 Coccole
3 Pene storto
4 Depilazione
5 Sesso orale
6 Calo del desiderio
7 Richieste sessuali
8 Primo appuntamento
9 Fidanzamento
10 Luoghi dell’amore
11 Pulizia
12 Masturbazione eccessiva
13 Viagra
14 L’allungamento del pene
15 Lui guarda sempre la TV
16 Lui ragiona col pene
17 Scambio di coppie
18 Bambola gonfiabile
19 Donna non raggiunge l’orgasmo
20 Guardare film porno
21 La letterina finale Terza stagione
nº Titolo italiano
1 Il travestitismo
2 Bondage
3 Farlo in acqua
4 Passione
5 Circoncisione
6 Vagina urlatrice
7 Coito interrotto
8 Tradimento
9 Trascurarsi
10 Lavori di casa
11 Amore in chat
12 San Valentino
13 Androloga
14 L’ultima puntata
Motherhood è la storia di una giornata di Eliza Welsh, madre di due bambini piccoli e moglie di Avery. Il grande desiderio di Eliza è quello di tornare a lavorare come scrittrice, in modo da sentirsi meno stretta dai mille impegni quotidiani che nel tempo hanno diminuito la sua autostima. Il giorno del sesto compleanno di sua figlia scopre un concorso online di scrittura, il cui primo premio è quello di lavorare con una rivista sulla maternità come editorialista, e per partecipare occorre mandare un pezzo originale su cosa rappresenti la maternità entro la mezzanotte del giorno stesso. Eliza decide di provarci, ma non è semplice districarsi fra i mille impegni e i mille contrattempi che incontra in questa caotica giornata dato che deve organizzare il compleanno della figlioletta di sei anni, combattere per un parcheggio, dare la caccia al suo bambino piccolo, adattarsi alle assurde politiche dei parchi per bambini, riparare una torta finita male, contemplare l’ipotesi di un’avventura con un fattorino della metà dei suoi anni, destreggiarsi per un’opportunità chiave per la sua carriera, trovare il tempo per avere un tracollo, scappare per breve tempo da casa, e capire cosa è davvero importante per la sua vita – e tutto in un solo giorno.[ad]
Di finzione ce n’è davvero poca visto l’impegno immane che una donna prende diventando mamma. Svegliarsi presto per preparare la colazione al resto della famiglia,vestire e accompagnare i bambini a scuola,fare la spesa,pulire casa e cucinare, lavorare,essere disponibili in ogni momento e per qualsiasi situazione,avere sempre una soluzione in tasca e la calma nel gestire le complicazioni. Essere mamma è un lavoro a tempo pieno senza retribuzione.Non è facile,non sempre lo è per tutti ma Teresa Mannino,presentatrice di Zelig Off e neo-mamma, grazie anche ai numerosi contributi ricevuti sull’argomento dalle più attive mamme blogger ha saputo trasformare gli episodi caotici della maternità nello spettacolo di cabaret “Mamma che ridere!” sponsorizzato da Huggies.
E come nel film Motherhood, alla fine, tra tutti i blog, ne sono stati contati alcuni veramente memorabili, che sono stati premiati con delle confezioni di pannolini.