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Archive for the ‘cinema’ Category

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Megamind

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Info
Titolo: Megamind
Data di uscita: 17/12/2010
Casa di produzione: DreamWorks
Regia: Tom McGrath
Sceneggiatura: Alan J. Schoolcraft, Brent Simons
Produttore: Stuart Cornfeld, Ben Stiller
Musiche: Hans Zimmer
Durata: 96 min.
Formato: 3D

Cast
Will Ferrell: Megamind
Brad Pitt: Metroman
Jonah Hill: Hal\Titan
Tina Fey: Roxanne Ritcy
David Cross: Minion
Ben Stiller: Bernard

megamindposter

Trama [Attenzione è descritto anche il finale]

Il concetto fondamentale che bisogna comprendere del film è che Megamind è un supercattivo. Quindi non è un cattivo qualunque, non è uno di quelli grezzi e senza stile, ma un cattivo vero, un cattivo coi fiocchi, insomma, un genio del male.
Da anni combatte, senza troppi risultati, contro Metroman, difensore, protettore ed eroe di Metrocity.
Ma la loro rivalità ha un trascorso ben più lungo, risalente addirittura all’infanzia dei due. Metroman è bello, amato, curato, adorato e dotato di poteri assolutamente straordinari. Megamind, invece, è smilzo, bruttino, disadattato, incapace di farsi amare e con una naturale propensione per l’invenzione di diabolici marchingegni. La principale peculiarità di Megamind è, come il nome suggerisce, la straordinaria intelligenza, anche se io la affiancherei ad una assolutamente sconcertante eloquenza. Aiutato da un inedito pesce in un acquario ambulante con il corpo di scimmia, Megamind, le prova veramente tutte ma, neppure di rado, riesce lontanamente ad impensierire il suo acerrimo oppositore e protettore della città. Un giorno, però, Megamind, stupisce il mondo. Durante una solenne cerimonia in cui il sindaco di Metrocity inaugura un museo in onore di Metroman, Megamind, con un arguta botta di…“fortuna”, riesce ad uccidere Metroman. La città cade nelle mani di Megamind che finalmente può attuare tutti i suoi diabolici piani. La delinquenza ed il disordine dilagano, terrore e panico paralizzano la città. Solo una coraggiosa giornalista, tale Roxanne Ritchie, intraprende una solida campagna mediatica contro la dittatura di Megamind. Quest’ultimo, intanto, pare sprofondare in una pozza di malinconia e solitudine, dato che oramai non ha più nessun nemico da combattere e, paradossalmente, inizia a sentire la mancanza di Metroman. Decide così di inventare un marchingegno, una specie di siringa gigante, capace di iniettare i superpoteri che furono di Metroman nel corpo di un suo degno erede che, lo stesso Megamind, si propone di cercare ed addestrare. Sfortuna e maldestria fanno si che i portentosi poteri vengano donati al goffo cameraman di Roxanne, tale Hal, che si rivelerà tutt’altro che un nobile ed altruista eroe. La sua pigrizia mista alla sua ambizione ed alla segreta cotta per Roxanne, faranno di lui una minaccia. Megamind, così, è costretto a vestire lui stesso, in prima persona, i panni del salvatore della città. Hal, che intanto ha assunto il minaccioso nome di Titan, semina panico in ogni dove e rapisce Roxanne nella speranza di costringerla ad amarlo. Megamind ora deve assolvere ad un duplice compito: salvare Roxanne, di cui intanto si è perdutamente innamorato, e sconfiggere Titan. Quando tutto sembra perduto ecco arrivare il colpo di scena: Metroman! Vi chiederete: ma non era morto? No! Si viene a sapere, infatti, che Metroman, essendo stanco del ruolo di super eroe ed essendosi scoperto particolarmente propenso alla musica, ha deciso di cambiare mestiere, rifugiandosi in un posto sicuro e segreto. Grazie al suo aiuto e dopo mille ostacoli, corse folli, incidenti e mirabolanti peripezie, Megamind riesce a risucchiare via i poteri di Titan che torna ad essere il povero ed indifeso Hal. Megamind diventa quindi l’eroe della città, tutti lo acclamano, Roxanne ricambia il suo amore e Metroman, nascosto fra la folla si gode la sua ennesima vittora: aver reso buono un super cattivo.

Analisi
Bellissimo. Un film animato veramente stupendo. Magnifico sotto ogni punto di vista. Divertente ma allo stesso tempo ricco di validi contenuti umani. Coraggio, introspezione, amore, amicizia e tante risate. Insomma c’è tutto.
Questa è la prova schiacciante che la DreamWorks non delude e non fallisce essendo diventata oramai leader nel campo dell’animazione.
Megamind è ben lungi dalla scontatezza. Niente principi e principesse, niente cavalli bianchi o protofighi eroici e palestrati dal presunto fascino.
Megamind è un super cattivo. Ma, essendo i cattivi la parte integrante di ogni storia, io ne sono sempre rimasta terribilmente affascinata. Buoni si nasce, cattivi si diventa. Spesso e volentieri, quando gli scrittori o gli sceneggiatori si cimentano nel raccontare i motivi che spingono un eroe a diventare un anti eroe, rendono quest’ultimo ancor più affascinante e completo dell’eroe stesso. Vedi Joker in Batman, vedi Piton in Harry Potter, vedi Darth Vader in Star Wars, persino Vito Corleone ne Il Padrino, non ultimo Hannibal nel Silenzio degli Innocenti.
C’è sempre da chiedersi il “perché” di determinate azioni, il “perché” di cotanta cattiveria, “cosa” ha spinto quel determinato personaggio a diventare cattivo o a compiere azioni illecite. C’è sempre una storia, c’è sempre un trauma, una delusione, c’è sempre disperazione, tristezza, abbandono, c’è sempre un qualcosa che necessita di una particolare introspezione in ogni personaggio definito “cattivo”. La verità è che i buoni sono santi senza macchia e senza peccato, sono incorruttibili, sono perfetti. I cattivi sono peccatori, sono umani e, per questo, sono più vicini a noi.
Il film Megamind spiega in chiave molto leggera e divertente questi concetti in cui, purtroppo, non tutti amano perdersi.
Il protagonista, Megamind, fin da bambino viene isolato a causa del suo aspetto, a causa del fatto di essere cresciuto in prigione, viene continuamente umiliato e si rifiuta di unirsi al gregge di coloro che osannano Metroman. Ecco la scelta: uniformarsi alla massa e vivere nell’ombra del fantastico Metroman o essere considerato la pecora nera, cattivo, fuori dal coro, ma per poi avere la possibilità di elevarsi ad un livello che lo rende, sì cattivo, ma unico, con la piena possibilità di esprimere se stesso e la propria superiorità intellettuale? Nonostante tutto, però, Megamind, ha grandi sentimenti. Dimostra di credere nell’amicizia, nell’amore ed arriva persino a provare affetto verso il suo acerrimo nemico Metroman. Ecco che il cattivo diventa affascinante, ecco che “l’essere cattivi” diventa un punto di vista, un mero bollo, imposto da chi è incapace di notare le meravigliose sfumature della natura umana. Il buono è intrappolato e chiuso nello stereotipo della perfezione. Il buono deve essere bello, virtuoso, grandioso in ogni sua azione, in ogni suo pensiero. Il cattivo no, il cattivo non ha stereotipi, il cattivo è libero. E’ libero di fare ciò che vuole, di poter pensare in grande, di poter anche solo provare a conquistare il mondo…un lusso che i buoni non potranno mai permettersi.
Passiamo alle valutazioni tecniche.
La trama, come già detto, è veramente originale, studiata per non essere per nulla scontata o prevedibile. L’azione è ben dosata e si alternano ritmi incalzanti a ritmi leggermente più lenti, ma non si arriva mai al totale stallo o alla noia. Le trovate comiche sono veramente molto divertenti e di ottimo gusto, tant’è che in alcuni casi si arriva a non avere più fiato a causa delle risate.
Per quanto riguarda le musiche, basta dire che sono curate dallo stimatissimo Hans Zimmer. La scelta è ricaduta su brani assolutamente azzeccati ma inaspettati come quelli degli AC/DC, Ozzy Osbourne, Micheal Jackson, Guns n’ Roses che esaltano ancor di più lo spettatore. Per non parlare poi dei richiami ai concerti dei Pink Floyd durante le entrate in scena del protagonista! Gli amanti del Rock, se dotati di buon occhio, avranno parecchi piacevoli sussulti.
Infine non possiamo non citare la grafica. Noi abbiamo visto Megamind in 3D e c’è da dire che è veramente un 3D curatissimo. Per la prima volta gli occhi non si stancano, le immagini sono nitidissime e fluide, quasi non ci si rende conto di avere gli occhialini e si viene catapultati al centro dell’azione senza neppure rendersene conto. Si viene avvolti da goccioline d’acqua, si viene colpiti da raggi laser, dai frammenti di esplosioni, fumo e quant’altro. Una esperienza da provare.

Considerazioni Finali
Veramente bello. Consiglio questo film veramente a tutti, senza target. Le risate sono assicurate in ogni caso. Il film è costruito a piramide, così da essere comprensibile a vari livelli da un’ampia fascia di utenza, dal ragazzino di 8 anni fino all’adulto di 30-40. Notare le chicche diventa un gioco divertentissimo. Vi segnaliamo, per esempio, la Coppa del Mondo nascosta fra i tesori nell’ufficio di Megamind, i vari modelli di chitarre possedute da Metroman tutti realmente esistenti, oppure il travestimento da Vito Corleone di Megamind, o ancora il ballo di Megamind e di Minion nel museo ove si cita chiaramente il Joker di Jack Nicholson.

Valutazioni
Dialoghi: 8/10
Attori: 8/10
Trama: 8/10
Doppiaggio: 9/10
Musiche: 9/10
Effetti Audio: 9/10
Effetti Video: 10/10
Valutazione totale: 9/10

Frasi memorabili
Ciò che distingue un super cattivo da un cattivo, è l’entrata in scena

Rapunzel – L’Intreccio della Torre

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Info
Titolo: Rapunzel e l’intreccio della torre
Data di uscita: 26/11/2010
Casa di produzione: Walt Disney
Regia: Byron Howard, Nathan Greno
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produttore: Roy Conli
Musiche: Alan Menken, Glenn Slater
Durata: 94 min.
Formato: 3D e non.

Cast

Mandy Moore: Rapunzel
Zachary Levi: Flynn Rider
Donna Murphy: Madre Gothel

Trama[Attenzione è descritto anche il finale]
Rapunzel l’Intreccio della Torre, non è altro che un rifacimento in chiave spiritosa della nota favola di Raperonzolo. La storia tratta di una principessa ignara del proprio titolo, intrappolata su una torre da una strega cattiva. La chioma della suddetta principessa, oltre ad essere straordinariamente lunga, possiede anche delle peculiarità particolari, ovvero quelle di donare l’eterna bellezza, di guarire da qualsiasi malattia e di poter essere impiegata come frusta, liana, materasso, cuscino, benda e molto altro. Il fattaccio avviene quando un ladro, tale Flynn Rider, in condizioni di latitanza, decide di rifugiarsi proprio nella torre dove è imprigionata Rapunzel. Ed ecco il classicissimo incontro fra lei bellissima, dolcissima, fuori dal mondo e stupidissima, e lui figo, sveglio, “campatore” e spericolato. Lui le apre le porte di un nuovo mondo, il mondo esterno, quel mondo descrittogli dalla matrigna come pericoloso e crudele ma verso cui, lei, nutre un’innegabile attrazione. Un’attrazione così forte che lei, Rapunzel, in un momento d’assenza della matrigna, decide di assecondare. Insomma, lei scappa con lui. Il vagabondaggio per la foresta è, come prevedibile, minato e contrastato da impervie d’ogni sorta e colore. Fra le più feroci c’è da citare: il pianista monco, il mimo, il cavallo vigile urbano, il boia pasticciere e l’ubriaco vestito da cupido. Intanto la matrigna, accortasi dell’assenza di Raperonzolo, si caracolla all’inseguimento dei due fuggiaschi, assoldando due loschi fuorilegge gemelli dalle discutibili basette. Dopo aver viaggiato fra passaggi segreti, botole, dighe e quant’altro, Raperonzolo e Flynn, giungono indovinate dove? Al castello del Re. Qui, ogni anno, viene indetta una specie di fiaccolata volante in memoria della principessa scomparsa parecchi anni prima. Ma proprio nel momento in cui Raperonzolo e Flynn galleggiano romanticamente sul laghetto antistante il castello ed osservano le spettacolari luci volanti, i due gemelli rapiscono lui, e la matrigna convince Rapunzel a ritornare alla torre. Alla torre lei tocca con mano la ristrettezza del mondo in cui ha vissuto per tanti anni. Si sente sola, si sente abbandonata, ed il mondo chiuso a cui viene nuovamente relegata le appare quanto mai stretto, insoddisfacente, piccolo, inadatto alle grandi aspettative che s’è creata viaggiando. E così, osservandosi intorno, meditando, comprende che lei, proprio lei, è la principessa scomparsa tanti anni prima. Comprende che la matrigna non è sua madre ma è colei che la rapì tempo addietro per tenerla in una campana di vetro, per poterla utilizzare solo con lo scopo di perseguire l’umana ed effimera speranza d’una vita eterna. Dopo una concitata lotta e fuga Flynn, che intanto era stato imprigionato, ritorna da lei e viene pugnalato a morte dalla matrigna. Rapunzel tenta di curare Flynn con il potere dei suoi capelli ma Flynn, per tutta risposta, le trancia di netto la capigliatura che perde istantaneamente ogni potere. La matrigna, tenuta in vita proprio dal potere dei capelli, invecchia all’istante e muore. Rapunzel è finalmente libera dalla maledizione dei capelli ma, per tutta risposta, ora Flynn sta morendo. Rapunzel inizia a piangere, ed una lacrima, probabilmente intrisa ancora di qualche magico potere, cade sulla guancia di Flynn. In un tripudio di luci e di fanfare, lui guarisce tornando in piena forma. Lui e lei tornano al castello dove, il Re e la Regina, rispettivamente padre e madre di Rapunzel, li accolgono in tripudi di danze, feste, sfilate e fuochi d’artificio. I due convolano a nozze e diventano i sovrani del regno. That’s all!

Analisi
Triste.
Triste vedere come la Walt Disney, regnante fino ad un decennio fa nel campo dell’animazione cinematografica, si sia ridotta in poco tempo a scimmiottare malamente la DreamWorks.
Questa Rapunzel, propinataci quasi come la Shrek o la Kung Fu Panda made in Burbank, viene vergognosamente battuta su tutti i fronti. Dalla trama alla colonna sonora, dai personaggi protagonisti alla computer grafica. Insomma, neanche volendo, si riesce a salvare qualcosa.
La trama è delle più scontate, instupidita dalle pessime trovate che dovrebbero far ridere o sorridere ma che, invece, lasciano lo spettatore con la smorfia di chi ha appena assistito ad una pessima caduta di stile. Questa pseudo comicità viene mescolata alla storia romantica dove l’amore zuccheroso trionfa con la pomposità plastica della scontatezza. Ma non è tutto, gli ideatori si sono anche permessi il lusso di inserire delle piccole citazioni d’autore fruibili solo, però, da una utenza che poco si adatta alla fascia a cui, alla fine, questo prodotto sembra essere consigliato.
Altra nota dolente, che si assomma all’insipidezza di fondo della trama, sono i personaggi. Due stereotipi della peggior specie. Lei la classica principessina bionda, bellissima, timorosa della sua stessa ombra, dalla parlantina stridula ed irritante, depressa e con qualche serio problema di schizofrenia. Lui, invece, il tipico bello e dannato, il ribelle, il fighetto senza paura, furbo, coraggioso e temerario. Insomma, non c’è alcuna profondità, alcuna introspezione. Non c’è l’espressione dell’umana contraddizione, della realistica paura, o della debolezza umana, insomma mancano tutti quei fattori che hanno reso grandi tanti personaggi made in Disney.
Ma, come ogni cartone animato Disney che si rispetti, c’è da sottolineare che anche Rapunzel sfoggia una serie di brani nel cui cantato si cimentano i personaggi del film. Che dire? Dove sono finite le magnifiche melodie de “La Bella e la Bestia”, “Il Re Leone”, “La carica dei 101, “Aladdin”, gli “Aristogatti”, “Robin Hood”, etc etc? In Rapunzel parliamo di motivetti scontati, triti e ritriti, che si dimenticano nello stesso istante in cui terminano.
In ogni caso ciò che lascia spiazzati è la computer grafica. Alle porte della seconda decade del nuovo millennio, in un tempo in cui oramai è sempre più difficile distinguere la realtà dalla ricostruzione virtuale, non è tollerabile che la Disney ci propini un film dal dettaglio grafico così scadente. A parte rare scene come quella delle lanterne sul lago o quella della cascata, l’occhio non gusta, l’occhio decifra semplicemente immagini grossolane e soffre alla deludente mancanza della finezza grafica a cui la DreamWorks ci ha così meravigliosamente deliziati ed abituati. Un’altra nota negativa è da attribuire alla fisica dell’ambiente virtuale che risulta irrealistica e che contribuisce a penalizzare l’aspetto tecnico-grafico della pellicola.
Mi chiedo perché la Walt Disney non abbia relegato la commissione di questo genere di film alla Pixar che, tecnicamente ed a livello di trama, avrebbe sicuramente fatto di più. Forse, trattandosi del rifacimento di un Classico Disney, non hanno voluto tracciare la pellicola di tradimento, facendola rimanere sotto il marchio storico ed originale. Pessima scelta.

Considerazioni Finali
Per concludere penso che questo film sia consigliabile solo alla coppietta che, sotto Natale, va alla ricerca di quel languido romanticismo che va tanto di moda durante le feste o, alternativamente, alla famigliola con bambini sotto i 10 anni. Si consiglia di armarsi preventivamente di paraorecchie da utilizzare durante il cantato di Rapunzel. Inoltre è bene farsi salare abbondantemente i Pop corn onde evitare un attacco fulminante di diabete. E’ sconsigliabile, invece, a coloro che provano una certa stima ed apprezzamento nei confronti dei prodotti Walt Disney.

Valutazioni
Dialoghi: 7/10
Attori: 6/10
Doppiaggio: 8/10
Musiche: 4/10
Effetti Audio: 6/10
Effetti Video: 6/10
Valutazione totale: 6/10

Frasi memorabili
“Una falsa reputazione è tutto quello che un uomo ha”