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Saturday Night Pub – London Tavern

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Nome: London Tavern
Tipologia: Birreria
Distanza: Elevata
Posti a sedere: 60
Indirizzo: Battipaglia – via g. Pascoli n°5
Sito web: http://www.facebook.com/pages/LONDON-TAVERN-PUB-BIRRERIA/184444054272

Bancone

La distanza è uno dei fattori che, generalmente, scoraggia chiunque nell’intraprendere nuove avventure. E’ così per i viaggi, perché non dovrebbe esserlo nella semplice scelta di un locale in cui trascorrere il sabato sera? Tutti vorremmo un locale vicino, in cui si spenda poco, in cui non ci sia fila, in cui sia possibile ordinare ciò che più ci piace ed in cui venga passata musica piacevole, consona ai nostri gusti ed in cui si possa stare tranquilli a scambiare due chiacchiere con gli amici.
La Birreria London Tavern non è particolarmente vicina, anzi è a circa 30 minuti di macchina da Salerno, eppure, nonostante tutto, rasenta la perfezione in quanto a viveri ed accoglienza.
Certo, non è sicuramente un locale da poter visitare spesso, tant’è che si trova a Battipaglia, non lontano dall’uscita dell’autostrada, nei pressi della farmacia Langone. E’ da sottolineare che l’autostrada non richiede pedaggio, quindi il viaggio non comporta spese aggiuntive oltre la benzina.

Il London Tavern, rappresenta un vero e proprio salto nel medioevo. Una cosa da provare. Entrare in questo pub significa salire su una macchina del tempo che ti catapulta inesorabilmente indietro, ai tempi dei grandi Re, dei castelli, dei crociati, dei cavalieri, insomma in quella Britannia antica costellata da miti e da leggende, ai tempi di Ginevra e Lancillotto, Re Artù ed i Cavalieri della Tavola Rotonda, dei Crociati e dei Giullari di Corte. Asce, armature, troni regali si fondono con insegne di antiche birre e birrerie, con stendardi di liquori, con un’atmosfera oscura ma antica che fa sentire il visitatore un ospite alla corte di un sovrano normanno. E, date queste premesse, non si può non essere trattati da Re. L’attesa in fila è veramente breve, soprattutto se si è in pochi, anche di Sabato sera. I posti a sedere sono comodi e ben curati; a noi sono piaciute molto le sedie in legno, foderate di tessuto rosso, che fanno molto trono imperiale. Il menù è veramente molto vario, seppur non è diverso da quello tipico di un pub. Noi, come prima volta, ci siamo ”buttati” sui panini e sulle patatine fritte. La nostra scelta è ricaduta su un Newcastel ed un London entrambi consistenti pagnotte, farcite con carni varie, verdure e quant’altro. La scelta dell’abbeveraggio è stata molto più complessa poiché, è risaputo, noi non abbiamo esattamente un palato qualunque. Potevamo noi fate tanta strada, arrivare nella lontana Battipaglia, per accontentarci di una birra qualsiasi, magari di una semplice Traquair, di una Augustus Weizer o di una HB qualunque? Nulla da dire alle suddette birre ma, suvvia cari lettori, il London Tavern si autodefinisce Birreria, indi per cui ci siamo lasciati guidare dalla certezza dell’essere in buone mani, nelle mani di esperti, di Mastri Birrai. Infatti è proprio così.

Aventinus

Il London Tavern è gestito da due fratelli, entrambi grandi appassionati di birra, estimati produttori, reduci e vincitori di gare e concorsi di degustazione. Insomma, se la birra te la consigliano loro, c’è solo da bere, gustare e festeggiare. Evitando ulteriori voli pindarici sull’indubbia competenza dei “Fratelli La Birra”, abbiamo optato per una Hoegarden Frutto Proibito ed una Aventinus. La prima è una birra Belga, fruttata, proprio come la sua sorella minore l’Hoegarden bianca, però scura doppio malto. La seconda birra, la Aventinus, è invece una birra Tedesca, “tecnica”, anch’essa scura. L’elevata qualità si nota. Insomma il contrasto con le birre “ordinarie” è netto. Qui non si tratta più di semplice “bere” ma di “degustare”. L’odore, il sapore, il retrogusto, insomma tutto diventa quasi un’arte, una ricerca, un gioco che chiama in concorso tutti i sensi. L’olfatto, il gusto e la vista lavorano insieme, elaborano e principalmente godono. Ma ora vi domando: potevamo noi arrivare fino a Battipaglia e limitarci a quanto stato descritto fino ad ora? La risposta è ovvia, no! Tant’è che, colti da un folle attimo di euforia, abbiamo ordinato una terza birra a scatola chiusa, affidandoci completamente alle esperte ed abili mani del gentilissimo proprietario. Il risultato? Una Duchesse de Bourgogne dal retrogusto vinoso, nerissima, densa e buonissima, una birra che entra per direttissima nella nostra esclusivissima top five!
Ah, che meravigliosa scoperta che questo insolito sabato sera di fine Gennaio ci ha riservato!
A scapito di imprevisti contiamo di tornare al London Tavern molto presto.

Duchesse de Bourgogne

Pregi
Le birre anzitutto. Il locale possiede una scelta veramente ampia con un menù interamente dedicato alle birre. Il personale, inoltre, è composto di Mastri Birrari, ovvero di produttori di birra dall’esperienza ventennale che sanno consigliare da bere in base alle richieste del cliente. Impossibile rimanere delusi.
Anche senza prenotazione, se si è in 2/4 persone, è facile trovare posto.
Il servizio è veramente velocissimo. E’ trascorso meno di un quarto d’ora fra l’ordinazione e l’arrivo delle pietanze.

Difetti
Sicuramente la distanza lo penalizza. Non è un locale da poter visitare ogni settimana, poiché richiede almeno 30 minuti di macchina da Salerno, e 40-50 minuti da chi, come noi proviene da cava dei Tirreni .
I prezzi sono abbastanza elevati, anche se non stellari, possiamo dire che il prezzo medio è di 14-17 euro a persona prendendo un panino o un piatto, contorno e Birra.
Il Sabato ed il Venerdì il locale non accetta prenotazioni

Valutazioni
Aspetto: 9/10
Birre 10/10
Cucina: 8/10
Tavoli: 8/10
Prezzi: 6/10
Musica: 7/10.
Musica Live: n.p.
Servizio: 9/10
Parcheggio: 7/10
Servizi Igienici: 8/10

Valutazione totale: 8,5
Consigliato? Assolutamente Si

Megamind

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Info
Titolo: Megamind
Data di uscita: 17/12/2010
Casa di produzione: DreamWorks
Regia: Tom McGrath
Sceneggiatura: Alan J. Schoolcraft, Brent Simons
Produttore: Stuart Cornfeld, Ben Stiller
Musiche: Hans Zimmer
Durata: 96 min.
Formato: 3D

Cast
Will Ferrell: Megamind
Brad Pitt: Metroman
Jonah Hill: Hal\Titan
Tina Fey: Roxanne Ritcy
David Cross: Minion
Ben Stiller: Bernard

megamindposter

Trama [Attenzione è descritto anche il finale]

Il concetto fondamentale che bisogna comprendere del film è che Megamind è un supercattivo. Quindi non è un cattivo qualunque, non è uno di quelli grezzi e senza stile, ma un cattivo vero, un cattivo coi fiocchi, insomma, un genio del male.
Da anni combatte, senza troppi risultati, contro Metroman, difensore, protettore ed eroe di Metrocity.
Ma la loro rivalità ha un trascorso ben più lungo, risalente addirittura all’infanzia dei due. Metroman è bello, amato, curato, adorato e dotato di poteri assolutamente straordinari. Megamind, invece, è smilzo, bruttino, disadattato, incapace di farsi amare e con una naturale propensione per l’invenzione di diabolici marchingegni. La principale peculiarità di Megamind è, come il nome suggerisce, la straordinaria intelligenza, anche se io la affiancherei ad una assolutamente sconcertante eloquenza. Aiutato da un inedito pesce in un acquario ambulante con il corpo di scimmia, Megamind, le prova veramente tutte ma, neppure di rado, riesce lontanamente ad impensierire il suo acerrimo oppositore e protettore della città. Un giorno, però, Megamind, stupisce il mondo. Durante una solenne cerimonia in cui il sindaco di Metrocity inaugura un museo in onore di Metroman, Megamind, con un arguta botta di…“fortuna”, riesce ad uccidere Metroman. La città cade nelle mani di Megamind che finalmente può attuare tutti i suoi diabolici piani. La delinquenza ed il disordine dilagano, terrore e panico paralizzano la città. Solo una coraggiosa giornalista, tale Roxanne Ritchie, intraprende una solida campagna mediatica contro la dittatura di Megamind. Quest’ultimo, intanto, pare sprofondare in una pozza di malinconia e solitudine, dato che oramai non ha più nessun nemico da combattere e, paradossalmente, inizia a sentire la mancanza di Metroman. Decide così di inventare un marchingegno, una specie di siringa gigante, capace di iniettare i superpoteri che furono di Metroman nel corpo di un suo degno erede che, lo stesso Megamind, si propone di cercare ed addestrare. Sfortuna e maldestria fanno si che i portentosi poteri vengano donati al goffo cameraman di Roxanne, tale Hal, che si rivelerà tutt’altro che un nobile ed altruista eroe. La sua pigrizia mista alla sua ambizione ed alla segreta cotta per Roxanne, faranno di lui una minaccia. Megamind, così, è costretto a vestire lui stesso, in prima persona, i panni del salvatore della città. Hal, che intanto ha assunto il minaccioso nome di Titan, semina panico in ogni dove e rapisce Roxanne nella speranza di costringerla ad amarlo. Megamind ora deve assolvere ad un duplice compito: salvare Roxanne, di cui intanto si è perdutamente innamorato, e sconfiggere Titan. Quando tutto sembra perduto ecco arrivare il colpo di scena: Metroman! Vi chiederete: ma non era morto? No! Si viene a sapere, infatti, che Metroman, essendo stanco del ruolo di super eroe ed essendosi scoperto particolarmente propenso alla musica, ha deciso di cambiare mestiere, rifugiandosi in un posto sicuro e segreto. Grazie al suo aiuto e dopo mille ostacoli, corse folli, incidenti e mirabolanti peripezie, Megamind riesce a risucchiare via i poteri di Titan che torna ad essere il povero ed indifeso Hal. Megamind diventa quindi l’eroe della città, tutti lo acclamano, Roxanne ricambia il suo amore e Metroman, nascosto fra la folla si gode la sua ennesima vittora: aver reso buono un super cattivo.

Analisi
Bellissimo. Un film animato veramente stupendo. Magnifico sotto ogni punto di vista. Divertente ma allo stesso tempo ricco di validi contenuti umani. Coraggio, introspezione, amore, amicizia e tante risate. Insomma c’è tutto.
Questa è la prova schiacciante che la DreamWorks non delude e non fallisce essendo diventata oramai leader nel campo dell’animazione.
Megamind è ben lungi dalla scontatezza. Niente principi e principesse, niente cavalli bianchi o protofighi eroici e palestrati dal presunto fascino.
Megamind è un super cattivo. Ma, essendo i cattivi la parte integrante di ogni storia, io ne sono sempre rimasta terribilmente affascinata. Buoni si nasce, cattivi si diventa. Spesso e volentieri, quando gli scrittori o gli sceneggiatori si cimentano nel raccontare i motivi che spingono un eroe a diventare un anti eroe, rendono quest’ultimo ancor più affascinante e completo dell’eroe stesso. Vedi Joker in Batman, vedi Piton in Harry Potter, vedi Darth Vader in Star Wars, persino Vito Corleone ne Il Padrino, non ultimo Hannibal nel Silenzio degli Innocenti.
C’è sempre da chiedersi il “perché” di determinate azioni, il “perché” di cotanta cattiveria, “cosa” ha spinto quel determinato personaggio a diventare cattivo o a compiere azioni illecite. C’è sempre una storia, c’è sempre un trauma, una delusione, c’è sempre disperazione, tristezza, abbandono, c’è sempre un qualcosa che necessita di una particolare introspezione in ogni personaggio definito “cattivo”. La verità è che i buoni sono santi senza macchia e senza peccato, sono incorruttibili, sono perfetti. I cattivi sono peccatori, sono umani e, per questo, sono più vicini a noi.
Il film Megamind spiega in chiave molto leggera e divertente questi concetti in cui, purtroppo, non tutti amano perdersi.
Il protagonista, Megamind, fin da bambino viene isolato a causa del suo aspetto, a causa del fatto di essere cresciuto in prigione, viene continuamente umiliato e si rifiuta di unirsi al gregge di coloro che osannano Metroman. Ecco la scelta: uniformarsi alla massa e vivere nell’ombra del fantastico Metroman o essere considerato la pecora nera, cattivo, fuori dal coro, ma per poi avere la possibilità di elevarsi ad un livello che lo rende, sì cattivo, ma unico, con la piena possibilità di esprimere se stesso e la propria superiorità intellettuale? Nonostante tutto, però, Megamind, ha grandi sentimenti. Dimostra di credere nell’amicizia, nell’amore ed arriva persino a provare affetto verso il suo acerrimo nemico Metroman. Ecco che il cattivo diventa affascinante, ecco che “l’essere cattivi” diventa un punto di vista, un mero bollo, imposto da chi è incapace di notare le meravigliose sfumature della natura umana. Il buono è intrappolato e chiuso nello stereotipo della perfezione. Il buono deve essere bello, virtuoso, grandioso in ogni sua azione, in ogni suo pensiero. Il cattivo no, il cattivo non ha stereotipi, il cattivo è libero. E’ libero di fare ciò che vuole, di poter pensare in grande, di poter anche solo provare a conquistare il mondo…un lusso che i buoni non potranno mai permettersi.
Passiamo alle valutazioni tecniche.
La trama, come già detto, è veramente originale, studiata per non essere per nulla scontata o prevedibile. L’azione è ben dosata e si alternano ritmi incalzanti a ritmi leggermente più lenti, ma non si arriva mai al totale stallo o alla noia. Le trovate comiche sono veramente molto divertenti e di ottimo gusto, tant’è che in alcuni casi si arriva a non avere più fiato a causa delle risate.
Per quanto riguarda le musiche, basta dire che sono curate dallo stimatissimo Hans Zimmer. La scelta è ricaduta su brani assolutamente azzeccati ma inaspettati come quelli degli AC/DC, Ozzy Osbourne, Micheal Jackson, Guns n’ Roses che esaltano ancor di più lo spettatore. Per non parlare poi dei richiami ai concerti dei Pink Floyd durante le entrate in scena del protagonista! Gli amanti del Rock, se dotati di buon occhio, avranno parecchi piacevoli sussulti.
Infine non possiamo non citare la grafica. Noi abbiamo visto Megamind in 3D e c’è da dire che è veramente un 3D curatissimo. Per la prima volta gli occhi non si stancano, le immagini sono nitidissime e fluide, quasi non ci si rende conto di avere gli occhialini e si viene catapultati al centro dell’azione senza neppure rendersene conto. Si viene avvolti da goccioline d’acqua, si viene colpiti da raggi laser, dai frammenti di esplosioni, fumo e quant’altro. Una esperienza da provare.

Considerazioni Finali
Veramente bello. Consiglio questo film veramente a tutti, senza target. Le risate sono assicurate in ogni caso. Il film è costruito a piramide, così da essere comprensibile a vari livelli da un’ampia fascia di utenza, dal ragazzino di 8 anni fino all’adulto di 30-40. Notare le chicche diventa un gioco divertentissimo. Vi segnaliamo, per esempio, la Coppa del Mondo nascosta fra i tesori nell’ufficio di Megamind, i vari modelli di chitarre possedute da Metroman tutti realmente esistenti, oppure il travestimento da Vito Corleone di Megamind, o ancora il ballo di Megamind e di Minion nel museo ove si cita chiaramente il Joker di Jack Nicholson.

Valutazioni
Dialoghi: 8/10
Attori: 8/10
Trama: 8/10
Doppiaggio: 9/10
Musiche: 9/10
Effetti Audio: 9/10
Effetti Video: 10/10
Valutazione totale: 9/10

Frasi memorabili
Ciò che distingue un super cattivo da un cattivo, è l’entrata in scena

Saturday Night Pub – Nabab

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Nome: Nabab
Tipologia: Video Pub
Distanza: Bassa
Posti a sedere: circa 100
Indirizzo: Traversa Mafalda di Savoia, 8 Cava de’Tirreni(SA)
Sito web: http://www.nabab-videopub.it/

ingresso nabab

Questo Sabato, giorno di particolare rigidità termica, abbiamo deciso di non allontanarci troppo da Salerno, onde salvaguardare la nostra delicatissima quanto preziosa salute. Siamo stati, infatti, in un localino a Cava De’Tirreni, tale “Nabab”. Si, anche all’apprendere cotale denominazione, non tradendo affatto le mie fiere e purissime origini campagnole, ho pensato: “na’ babb?”. No, il realtà il nome non è l’ode a chissà quale poco acuta Musa ispiratrice. No. La denominazione Nabab, ha una provenienza ben più nobile. Il termine Nabab, secondo la nostra interpretazione, è l’”inglesizzazione” del termine italiano ‘nababbo’, indicante una persona in possesso di ricchezze particolarmente ingenti. Il termine Nababbo, a sua volta, proverrebbe dal termine indiano “nawab”, titolo che molti nobili indù preferivano alla denominazione di Re o di Sultano.
Ma non ci perdiamo in inutili voli pindarici ed arriviamo al dunque.

Il Nabab è nascosto in un vicoletto di Corso Principe Amedeo, segnalato da una non proprio chiarissima cartellonistica. Tuttavia, con un po’ d’intuito ed occhio, ci si arriva senza perdersi nei meandri delle stradine cavesi. Si accede al locale tramite una scalinata in legno che scende sotto il livello della strada. Si viene accolti in una ampia ma modesta hall occupata dal forno a legna in un angolo, e da un piccolo corridoio che conduce alla sala principale. Qui, a differenza dell’ingresso poco promettente, lo stile non delude l’occhio. Come in ogni classico pub, infatti, trionfa il legno e la luce soffusa, stendardi d’ogni sorta di birra coprono le pareti e boccali brillano dai grandi mensoloni decorativi. Parecchi tavoli dai 2 ai 10 posti occupano in maniera abbastanza ordinata l’intera area. Infatti, nonostante i tanti posti a sedere e, nonostante il locale sia interrato, non si ha alcuna sensazione di claustrofobica costrizione. In ogni caso di sabato sera è consigliabile la prenotazione, soprattutto quando si ha intenzione di portarsi dietro una nutrita combriccola di amici.
La particolarità principale del Nabab è la sua inquadratura nella poco nota categoria del ‘Video- Pub’. E’ una cosa abbastanza caratteristica e curiosa poiché, il locale, nonostante le sue medio-piccole dimensioni, è munito di almeno 5 o 6 televisori coadiuvati da un proiettore su maxischermo. Generalmente vengono passati video musicali, oppure si tengono tornei dei più svariati giochi ma, se siete dei tifosi, il locale dà il meglio di se proprio in occasioni di match calcistici. Noi ci siamo stati in occasione di Roma- Milan e la fusione fra un morso di pizza, un sorso di birra e urla di sano agonismo, si è rivelata un’esperienza veramente divertente. Questo locale, paradossalmente, si propone inconsciamente di risolvere il problema della partita del sabato sera, quell’improrogabile evento che spesso blocca chiusi in casa orde di ragazzi d’ogni età. Dal punto di vista prettamente culinario il locale si stabilizza su un punteggio medio – alto. Infatti è possibile gustare piatti semplici come la pizza o il panino, ma anche piatti più complessi, come specialità bavaresi, messicane, primi piatti e secondi di carne. Noi abbiamo assaggiato una pizza con crema di carciofi, una diavola , un piatto di salsicce e crauti ed un panino con porchetta, patatine e scamorza. Insomma, come potevamo non prepararci degnamente ai prossimi cenoni Natalizi? Non ci siamo posti limiti, cercando di analizzare tutto il ventaglio di pietanze proposteci dal locale. Tutto ci ha lasciati soddisfatti. Ma passiamo a ciò che a noi, inguaribili birrofili e “mbriaconi”, ci interessa di più: le birre. Il Nabab sembra avere una particolare affinità con la HofBraun Munchen, comunemente detta HB, tant’è che nel suo menù ospita praticamente tutta la prestigiosa famiglia monacense. Noi, in particolare, abbiamo assaggiato la HB Urbock e una Dunkelgold. La prima è una rossa, versione base della famiglia HB, buonissima, dal gusto deciso. La seconda, invece, seppur servitaci in un calice di HB Strong Bock non è della famiglia HB. Al momento dell’ordinazione risultava inclusa nelle Special Beers del giorno e, vista l’attraente colorazione, l’abbiamo ordinata. E’ una scura, quasi nera, aromatica e molto leggera, noi l’abbiamo trovata veramente eccezionale.
Entrambe si sono dimostrate all’altezza del nostro gusto che, di sabato in sabato, si fa sempre più raffinato ed esigente.

birre nabab

Pregi
Il pregio principale del locale sono i maxischermi. La funzione di Video- Pub è perfettamente esplicata, donando al locale la peculiarità di non scadere mai nella routine.
La cucina è sicuramente un pregio, soprattutto per quanto concerne la vastità di pietanze offerte.
Il parcheggio è molto vicino e comodo.

Difetti
Il servizio è un po’ lento soprattutto quando si è in molti. Noi abbiamo aspettato quasi tre quarti d’ora prima di vederci servire quanto ordinato.
Il coperto costa ben 2 euro a testa!

Valutazioni
Aspetto: 8/10
Birre 8/10
Cucina: 8/10
Tavoli: 7/10
Prezzi: 7/10
Musica: n.p.
Musica Live: n.p.
Servizio: 6/10
Parcheggio: 8/10
Servizi Igienici: 7/10
Votazione Complessiva: 7/10

Consigliato? Si!

Saturday Night Pub – Ottavonano

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Nome: Ottavonano
Tipologia: Pub – Birreria
Distanza: Media
Posti a sedere: circa 70
Indirizzo: Via salita palazzo n°13 Atripalda (AV)
Sito web: http://www.ottavonano.com/

ottavonano

Siamo partiti dalla provincia di Salerno. Il nostro intento è quello di girare la maggior parte dei locali della Campania recensendoli per voi, così da darvi un consiglio, una indicazione su come trascorrere al meglio le vostre serate in compagnia.
Questo fine settimana siamo stati all’Ottavonano. L’ Ottavonano è un pub situato in provincia di Avellino, precisamente in località Atripalda. Partendo da Salerno è necessario prendere l’autostrada SA–AV in direzione Avellino, arrivare al bivio Avellino-Atripalda ed uscire ad Atripalda.
Una volta lasciata l’autostrada non è affatto difficile raggiungere il locale, poiché viene garantito un percorso cittadino dotato di una adeguata cartellonistica. Nonostante l’ingresso non sia dei più appariscenti e, magari, ad una prima occhiata potrebbe deludere, l’interno non delude affatto le aspettative, anzi le esalta. L’ottavonano è un locale per veri intenditori. Un locale per gli amanti dei pub, per gli amanti della birra e del buon cibo.
L’Ottavonano potrebbe essere considerato il paese dei balocchi per chi ama la birra d’autore, quella che non si trova ovunque, quella pregiata, quella d’abazia, quella irlandese, belga, tedesca, quella di nicchia, la birra vera, la doppio malto, pilsner, lager, chiara, scura, insomma c’è birra per tutti i gusti…ma guai a chiedere una Heineken!
L’interno è veramente molto curato, per la maggior parte in legno scuro, arredato con vecchie botti, barili, tavolacci, panche, vecchie insegne e vetrine da cui spiccano centinaia di bottiglie, tutte diverse, e tutte ricercate, che strizzano l’occhio a coloro che, in fila, attendono il loro turno per sedersi. Forse è proprio questa la piccolissima pecca del pub: i posti. Senza prenotazione, infatti, è veramente difficile sedersi se non dopo un bel po’ di attesa in fila. Consigliamo quindi di telefonare almeno a metà pomeriggio, onde prenotare ed avere immediatamente accesso al tavolo. Una volta accomodati si entra praticamente in paradiso. L’ambiente è caldo, accogliente, profumato di luppolo e malto. L’atmosfera è frizzante, divertente, tranquilla ma eccitante. Insomma, per coloro che amano il sabato sera all’insegna della musica rock, della birra, del panino e di quattro chiacchiere con gli amici, questo locale è il top dei top. Il maxischermo appeso alla parete principale passa video tratti dai concerti dei Deep Purple, Rolling Stones e AC/DC, il servizio è velocissimo, il cibo è ottimo e le birre sono fenomenali. E la Birra rappresenta proprio la punta di diamante del locale, che vanta in menù più di trenta birre e nessuna è scontata. Sono tutte birre ricercate, assolutamente non banali, tutte buonissime, da provare tutte e da gustare. La permanenza è piacevole, scandita da un servizio che mette il cliente al centro del mondo. Ogni richiesta è un ordine ed i camerieri sono simpatici e gentili, aperti, disposti a conversare con il cliente fornendo informazioni utili in merito a qualsiasi cibo o bevanda, dando prova di competenza e gusto. Una cosa da sottolineare, soprattutto per l’utenza femminile, è il bagno. I Servizi igienici, nonostante composti da un solo bagno per sesso, sono puliti ed efficienti, per nulla affollati e ben attrezzati.
Per concludere, consigliamo assolutamente questo locale. Rappresenta un must insomma, per chi, come noi di I Am Style, ha deciso di vivere appieno il giro dei pub campani. Con una somma di circa 12/15 euro, infatti, è possibile mangiare un ottimo panino (a noi è piaciuto molto il Gocciolo e lo Scaccolo), bere una birra unica (noi abbiamo optato per una St. Bernardus assaggiando anche una Bush De Noel 2009 e una Brewdog Paradox) e prendere anche una porzione di patatine, fritto misto o altro, per un sabato sera invernale soddisfacente e divertente. Assolutamente da rifare.

birra ottavonano

Pregi
La birra. La birra. La birra. La birra rappresenta la ragion d’esistere dell’Ottavo Nano. E’ possibile scegliere fra un menù di birre che, forse, nessun locale in Campania può offrire. Sotto Natale, poi, vi è anche un menù speciale corredato di birre natalizie.
Il Servizio. Il servizio è velocissimo, preciso ed efficiente. I Camerieri sono simpatici e gentili, competenti e disponibili.

Difetti
Non c’è il parcheggio. Il locale non possiede un parcheggio privato né vi è un’area di sosta nei paraggi. Tuttavia la strada su cui si affaccia il locale è abbastanza ampia fornendo, quindi, un’alternativa concreta di parcheggio.
La fila. Se non si prenota, soprattutto di Sabato sera, si rischia di rimanere fuori o di avere il posto veramente molto tardi.

Valutazioni
Aspetto: 9/10
Birre 10/10
Tavoli: 8/10
Prezzi: 8/10
Musica: 8/10
Musica Live: 0/10
Servizio: 10/10
Parcheggio: 6/10
Votazione Complessiva: 8/10


Consigliato? Assolutamente si!

Rapunzel – L’Intreccio della Torre

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Info
Titolo: Rapunzel e l’intreccio della torre
Data di uscita: 26/11/2010
Casa di produzione: Walt Disney
Regia: Byron Howard, Nathan Greno
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produttore: Roy Conli
Musiche: Alan Menken, Glenn Slater
Durata: 94 min.
Formato: 3D e non.

Cast

Mandy Moore: Rapunzel
Zachary Levi: Flynn Rider
Donna Murphy: Madre Gothel

Trama[Attenzione è descritto anche il finale]
Rapunzel l’Intreccio della Torre, non è altro che un rifacimento in chiave spiritosa della nota favola di Raperonzolo. La storia tratta di una principessa ignara del proprio titolo, intrappolata su una torre da una strega cattiva. La chioma della suddetta principessa, oltre ad essere straordinariamente lunga, possiede anche delle peculiarità particolari, ovvero quelle di donare l’eterna bellezza, di guarire da qualsiasi malattia e di poter essere impiegata come frusta, liana, materasso, cuscino, benda e molto altro. Il fattaccio avviene quando un ladro, tale Flynn Rider, in condizioni di latitanza, decide di rifugiarsi proprio nella torre dove è imprigionata Rapunzel. Ed ecco il classicissimo incontro fra lei bellissima, dolcissima, fuori dal mondo e stupidissima, e lui figo, sveglio, “campatore” e spericolato. Lui le apre le porte di un nuovo mondo, il mondo esterno, quel mondo descrittogli dalla matrigna come pericoloso e crudele ma verso cui, lei, nutre un’innegabile attrazione. Un’attrazione così forte che lei, Rapunzel, in un momento d’assenza della matrigna, decide di assecondare. Insomma, lei scappa con lui. Il vagabondaggio per la foresta è, come prevedibile, minato e contrastato da impervie d’ogni sorta e colore. Fra le più feroci c’è da citare: il pianista monco, il mimo, il cavallo vigile urbano, il boia pasticciere e l’ubriaco vestito da cupido. Intanto la matrigna, accortasi dell’assenza di Raperonzolo, si caracolla all’inseguimento dei due fuggiaschi, assoldando due loschi fuorilegge gemelli dalle discutibili basette. Dopo aver viaggiato fra passaggi segreti, botole, dighe e quant’altro, Raperonzolo e Flynn, giungono indovinate dove? Al castello del Re. Qui, ogni anno, viene indetta una specie di fiaccolata volante in memoria della principessa scomparsa parecchi anni prima. Ma proprio nel momento in cui Raperonzolo e Flynn galleggiano romanticamente sul laghetto antistante il castello ed osservano le spettacolari luci volanti, i due gemelli rapiscono lui, e la matrigna convince Rapunzel a ritornare alla torre. Alla torre lei tocca con mano la ristrettezza del mondo in cui ha vissuto per tanti anni. Si sente sola, si sente abbandonata, ed il mondo chiuso a cui viene nuovamente relegata le appare quanto mai stretto, insoddisfacente, piccolo, inadatto alle grandi aspettative che s’è creata viaggiando. E così, osservandosi intorno, meditando, comprende che lei, proprio lei, è la principessa scomparsa tanti anni prima. Comprende che la matrigna non è sua madre ma è colei che la rapì tempo addietro per tenerla in una campana di vetro, per poterla utilizzare solo con lo scopo di perseguire l’umana ed effimera speranza d’una vita eterna. Dopo una concitata lotta e fuga Flynn, che intanto era stato imprigionato, ritorna da lei e viene pugnalato a morte dalla matrigna. Rapunzel tenta di curare Flynn con il potere dei suoi capelli ma Flynn, per tutta risposta, le trancia di netto la capigliatura che perde istantaneamente ogni potere. La matrigna, tenuta in vita proprio dal potere dei capelli, invecchia all’istante e muore. Rapunzel è finalmente libera dalla maledizione dei capelli ma, per tutta risposta, ora Flynn sta morendo. Rapunzel inizia a piangere, ed una lacrima, probabilmente intrisa ancora di qualche magico potere, cade sulla guancia di Flynn. In un tripudio di luci e di fanfare, lui guarisce tornando in piena forma. Lui e lei tornano al castello dove, il Re e la Regina, rispettivamente padre e madre di Rapunzel, li accolgono in tripudi di danze, feste, sfilate e fuochi d’artificio. I due convolano a nozze e diventano i sovrani del regno. That’s all!

Analisi
Triste.
Triste vedere come la Walt Disney, regnante fino ad un decennio fa nel campo dell’animazione cinematografica, si sia ridotta in poco tempo a scimmiottare malamente la DreamWorks.
Questa Rapunzel, propinataci quasi come la Shrek o la Kung Fu Panda made in Burbank, viene vergognosamente battuta su tutti i fronti. Dalla trama alla colonna sonora, dai personaggi protagonisti alla computer grafica. Insomma, neanche volendo, si riesce a salvare qualcosa.
La trama è delle più scontate, instupidita dalle pessime trovate che dovrebbero far ridere o sorridere ma che, invece, lasciano lo spettatore con la smorfia di chi ha appena assistito ad una pessima caduta di stile. Questa pseudo comicità viene mescolata alla storia romantica dove l’amore zuccheroso trionfa con la pomposità plastica della scontatezza. Ma non è tutto, gli ideatori si sono anche permessi il lusso di inserire delle piccole citazioni d’autore fruibili solo, però, da una utenza che poco si adatta alla fascia a cui, alla fine, questo prodotto sembra essere consigliato.
Altra nota dolente, che si assomma all’insipidezza di fondo della trama, sono i personaggi. Due stereotipi della peggior specie. Lei la classica principessina bionda, bellissima, timorosa della sua stessa ombra, dalla parlantina stridula ed irritante, depressa e con qualche serio problema di schizofrenia. Lui, invece, il tipico bello e dannato, il ribelle, il fighetto senza paura, furbo, coraggioso e temerario. Insomma, non c’è alcuna profondità, alcuna introspezione. Non c’è l’espressione dell’umana contraddizione, della realistica paura, o della debolezza umana, insomma mancano tutti quei fattori che hanno reso grandi tanti personaggi made in Disney.
Ma, come ogni cartone animato Disney che si rispetti, c’è da sottolineare che anche Rapunzel sfoggia una serie di brani nel cui cantato si cimentano i personaggi del film. Che dire? Dove sono finite le magnifiche melodie de “La Bella e la Bestia”, “Il Re Leone”, “La carica dei 101, “Aladdin”, gli “Aristogatti”, “Robin Hood”, etc etc? In Rapunzel parliamo di motivetti scontati, triti e ritriti, che si dimenticano nello stesso istante in cui terminano.
In ogni caso ciò che lascia spiazzati è la computer grafica. Alle porte della seconda decade del nuovo millennio, in un tempo in cui oramai è sempre più difficile distinguere la realtà dalla ricostruzione virtuale, non è tollerabile che la Disney ci propini un film dal dettaglio grafico così scadente. A parte rare scene come quella delle lanterne sul lago o quella della cascata, l’occhio non gusta, l’occhio decifra semplicemente immagini grossolane e soffre alla deludente mancanza della finezza grafica a cui la DreamWorks ci ha così meravigliosamente deliziati ed abituati. Un’altra nota negativa è da attribuire alla fisica dell’ambiente virtuale che risulta irrealistica e che contribuisce a penalizzare l’aspetto tecnico-grafico della pellicola.
Mi chiedo perché la Walt Disney non abbia relegato la commissione di questo genere di film alla Pixar che, tecnicamente ed a livello di trama, avrebbe sicuramente fatto di più. Forse, trattandosi del rifacimento di un Classico Disney, non hanno voluto tracciare la pellicola di tradimento, facendola rimanere sotto il marchio storico ed originale. Pessima scelta.

Considerazioni Finali
Per concludere penso che questo film sia consigliabile solo alla coppietta che, sotto Natale, va alla ricerca di quel languido romanticismo che va tanto di moda durante le feste o, alternativamente, alla famigliola con bambini sotto i 10 anni. Si consiglia di armarsi preventivamente di paraorecchie da utilizzare durante il cantato di Rapunzel. Inoltre è bene farsi salare abbondantemente i Pop corn onde evitare un attacco fulminante di diabete. E’ sconsigliabile, invece, a coloro che provano una certa stima ed apprezzamento nei confronti dei prodotti Walt Disney.

Valutazioni
Dialoghi: 7/10
Attori: 6/10
Doppiaggio: 8/10
Musiche: 4/10
Effetti Audio: 6/10
Effetti Video: 6/10
Valutazione totale: 6/10

Frasi memorabili
“Una falsa reputazione è tutto quello che un uomo ha”

Le Donne, Facebook ed il giochino del “Mi Piace…”

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Ottobre è il mese della prevenzione contro il cancro al seno. Ma le Donne, le dirette interessate, ne saranno al corrente? In un’Italia in cui i mass media preferiscono informare sulla presunta omosessualità di Costantino Vitagliano o sui nuovi partecipanti del GF, è normale che vi sia un completo vuoto attorno ad un argomento così delicato, nonostante questo riguardi una fetta ben nutrita della nostra società.
Come fare, quindi, per bypassare un sistema limitato e quanto mai strumentalizzato come quello dei mass media, ed arrivare direttamente alle Donne?
La risposta si chiama Facebook!!
Il notissimo social network, infatti, durante tutto il mese di Ottobre è stato utilizzato come supporto per il gioco tutto femminile del “Mi piace…”. Un messaggio di posta privata è rimbalzato fra le caselle postali dei profili di gran parte delle Donne italiane, invitandole ad indicare il posto dove “abbandonano” la borsa al rientro a casa, preceduto da un “Mi piace…”. Gli stati sono passati dagli scontati “Mi piace sul letto” o “Mi piace sul pavimento”, ai più articolati “Mi piace nel cassettone dell’armadio”, oppure “Mi piace sull’appendiabiti”.
I commenti che le donne si sono scambiate, sfruttando l’apparente maliziosità del messaggio, si sono rivelati spassosi e molto spesso hanno dato il via a discussioni esilaranti e divertenti, contribuendo comunque a dare visibilità all’iniziativa.


L’intento di tutto questo, comunque, è rimasta la prevenzione e l’informazione delle Donne che, troppo spesso, trascurano se stesse in nome dei loro impegni e della loro vita, essendo sempre più indispensabili protagoniste nel mondo moderno. Si, perché, come pochi sanno, ogni anno, solo in Italia, più di 40 mila donne si ammalano di tumore al seno. E, secondo le statistiche, se vi fosse una adeguata prevenzione 8 casi su 10 potrebbero risolversi in una completa guarigione. Questo è il motivo per cui la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) ha dato il via alla campagna “Nastro Rosa” che ha permesso, in tutta la nazione, di adibire circa 400 ambulatori a visite completamente gratuite e specializzate.
Tornando a Facebook, come hanno reagito gli uomini al trovarsi invasi da post facilmente interpretabili come un doppio senso? Alcuni, molto pochi, hanno compreso la positività dell’idea, scherzando e, a loro modo, incentivando l’iniziativa. Ma gli altri? La maggior parte degli uomini, come ha visto e come ha elaborato il gioco del “Mi piace…”?
Un tempo in Italia andavano di moda i vestiti di Versace, la 500, la Vespa. Insomma, l’Italia intera era moda e costume. Ma l’Italia è cambiata, in Italia ora va di moda la violenza. In un paese in cui il sopruso verso il prossimo è diventato pane quotidiano, dove gli zii ammazzano e violentano le nipoti, dove sconosciuti si aggrediscono fra loro senza motivo, e dove non è nemmeno più possibile andare allo stadio senza rischiare la pelle, come ci si poteva aspettare comprensione ed interesse da parte del genere maschile?
“A me piace sul comodino..a me piace sul tavolo.. a me piace sulla sedia… avete rotto il cazzo!!! A me piace dove volete basta che me la date!!…”

Questo è solo l’ultimo grido in fatto di link sharing su Facebook, da parte di tanti ragazzi che non sono arrivati a comprendere l’importanza di una simile iniziativa, impossibilitati, probabilmente per limitatezza mentale, a scavare più affondo, comprendendo la natura prima e fondamentale di quel “Mi piace…”. La cui mente, con molta probabilità, è ottenebrata dalla medievale concezione che solo le esigenze di chi ha il (provvisorio) predominio sulla società siano degne d’attenzione e d’una seria riflessione. Ma anche questa, dopo tutto, è pubblicità, un modo per attirare attenzione su un problema che, purtroppo (o per fortuna), riguarda solamente noi donne.
In ogni caso la compattezza dell’”Altra metà del cielo”, come amò definirci Mao Tse-tung, è andata oltre le aspettative, dimostrando agli uomini, ed in primis a noi donne, che se il Potere Rosa può sconvolgere Facebook con un semplice messaggio, più sconvolgere ed eventualmente ribaltare anche il mondo reale che, gestito al femminile, potrebbe essere sicuramente libero da ottusità, ignoranza, violenza e prevaricazioni.