Archive for dicembre, 2011
Nasce a Napoli il primo consultorio creato esclusivamente per i transgender. Tale struttura rappresenta il primo consultorio del Sud che si occupa di dare supporto ed assistenza ai transessuali malati, anziani e non completamente autosufficienti, in quali non hanno famiglie alle spalle che possono badare a loro. I servizi offerti dal consultorio sono diversi: tutela legale, aiuto nell’inserimento nel mondo del lavoro, informazione sulle tematiche sanitarie ed assistenza medica.

L’iniziativa è realizzata dalla cooperativa sociale Dedalus, con il sostegno della Fondazione con il Sud e la collaborazione dell’Università di Napoli “Federico II”, la Asl Napoli 1 Centro e una rete di associazione tra cui Federconsumatori, Mit-Movimento di identità transessuale e Associazione trans Napoli.
In questo interessante e utile progetto, che sicuramente abbatte le barriere del pregiudizio e dà a queste persone un valido aiuto nella vita quotidiana, sarebbe inclusa la creazione di una casa di accoglienza temporanea per i trans che hanno bisogno di supporto. Non è stata ancora individuata l’ubicazione precisa della struttura. La città partenopea è quella in cui vivono più transgender: infatti, si stimano circa 3.000 transessuali presenti sul territori. Molte di queste persone vivono in condizioni di disagio economico e sociale molto elevato, quindi questa iniziativa giova, seppur minimamente, a un miglioramento della loro vita quotidiana.
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Gli uomini gay sono più soggetti a depressione e manie di suicidio per via dell’esclusione sociale, ma da quando in sei stati americani le nozze gay sono state legalizzate il numero di ricoveri è sceso sensibilmente.
Il matrimonio è un’ottima soluzione per migliorare la propria salute… non ci credete? Ebbene non proprio per tutti, ma per i maschi gay è proprio vero. Lo confermerebbe una ricerca pubblicata dal “Journal of Public Health”, secondo cui sarebbe possibile dimostrare come i costi sanitari dei maschi omosessuali siano calati sensibilmente da quando il matrimonio gay è stato legalizzato in sei stati americani.

La ricerca ha analizzato le statistiche riguardanti le visite mediche a cui si sono sottoposti gli uomini gay negli ambulatori del Massachusetts, che è lo stato che ha effettuato questa riforma da più tempo (cioè fin dal 2003), ed i dati hanno dimostrato come questi soggetti abbiano avuto una netta diminuzione di ricoveri dopo essersi sposati ed in percentuale minore anche ai single.
La letteratura scientifica sull’argomento fornisce già un quadro molto preciso e sicuro sul fatto che i maschi omosessuali hanno maggiori possibilità di essere depressi o afflitti da pensieri inerenti il suicidio rispetto a quelli eterosessuali; tuttavia non si era mai davvero valutato quanto l’esclusione sociale, come ad esempio l’impossibilità di sposarsi, potesse essere determinante in questo genere di problematiche.
Gli studiosi della Columbia Univesity Mailman School of Public Health hanno preso in esame 1211 maschi gay, sia nei 12 mesi precedenti l’approvazione delle leggi sul matrimonio a Boston e sia nei 12 mesi immediatamente successivi. Il risultato, considerando che lo studio prende in esame un lasso di tempo relativamente breve per una simile ricerca, è stato davvero stupefacente: le richieste di visite mediche per disturbi come l’ipertensione o la depressione sono calate del 13%.
Secondo il dottor Mark Hatzenbuehler ed i suoi collaboratori ciò sarebbe il risultato di una importante riduzione dello stress: “i nostri risultati suggeriscono che la rimozione di queste barriere migliora la salute degli uomini gay e bisessuali. Il matrimonio può produrre benefici per la salute pubblica, riducendo l’insorgenza di stress.”
TAGS: Boston, Columbia Univesity Mailman School of Public Health, depressione, dottor Mark Hatzenbuehler, esclusione sociale, gay, Massachusetts, matrimonio gay, omosessuali, salute, soluzione, suicidio
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Ci sono alcune parole, che pronunciate al momento giusto possono infiammare gli spiriti di una folla, altre che possono far nascere la passione in un innamorato, altre che possono far male più di pugno in faccia; tuttavia se volete dire qualcosa che raggeli l’aria e faccia perdere tutta l’attenzione possibile al proprio interlocutore sono poche le parole che potreste scegliere. Ad individuarle ci ha pensato un’indagine del college Marista Intitute for Public Opinion.
Le parole che annoiano di più un interlocutore sono “sapere” oppure anche “come“, che secondo la ricerca indurrebbero nell’altro un senso di già compreso e di poco interessante capace di far distrarre anche il più saldo degli ascoltatori. Per cui, fateci caso, un professore o un manager che arringa gli studenti o i dipendenti e che risulta sempre noioso dice spesso queste parole!
Secondo la statistica un adulto su cinque disprezza in una conversazione un “come” di troppo, ma anche un “lo sai” troppo ripetuto. “Giusto te” oppure “serio” sono considerate parole un pochino più sopportabili se ripetute spesso, ma comunque viene disprezzata da un adulto su otto. La parola peggiore è però: “qualunque“. Quasi il 90% degli intervistati si dice irritato e seccato da questa parola, che viene considerata il modo migliore per essere vaghi o per evitare di rispondere direttamente; anzi, a volte viene interpretata addirittura come un segno che non si ritiene l’altro abbastanza importante da essere più specifici.
Per fare queste statistiche il college ha preparato e messo in atto un sondaggio telefonico che ha domandato a circa 1.026 adulti in tutti gli Stati Uniti di dire il proprio modo di vedere su un certo numero di parole scelte accuratamente all’interno della letteratura passata che ha trattato l’argomento. Secondo gli autori la ricerca potrebbe avere un margine di errore di circa tre punti percentuali, ossia praticamente 3 volte su cento potrebbe essere sbagliata.
TAGS: college, college Marista Intitute for Public Opinion., come, giusto te, parole odiate, qualsiasi, qualunque, serio, sondaggio telefonico, stati uniti, usa
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Il Natale è arrivato e con il suo carico di leccornie, cene, cenoni, pranzi e pranzetti si rischia di mettere su qualche chilo. Ovviamente la tentazione più difficile a cui resistere sono come al solito i dolciumi, che fra panettoni e cioccolato rischiano di farci ingurgitare un quantitativo di zucchero un po’ troppo elevato. Il problema però non è soltanto l’ago della bilancia, quanto la pelle o più precisamente l’invecchiamento precoce della pelle.
Cosa centrano gli zuccheri con la pelle? Secondo le ricerche apparse sulla rivista New Scientist, realizzata dall’Università di Leiden, il Natale rischia di regalarci ben 2 anni apparenti in più! La ricerca si è svolta su un gruppo di 569 volontari sani, suddivisi in tre gruppi, ognuno dei quali è stato messo in condizioni di assumere quantitativi di glucosio tali da rendere la concentrazione nel sangue omogenea all’interno dei gruppi. Esaminati in parallelo anche 33 soggetti diabetici.
Dopo aver misurato i livelli per circa un mese hanno chiesto a circa 60 persone esterne di osservare le foto dei volontari e di dire quanti anni dimostrasse ognuno dei volti fotografati. Ilo risultato sembra che alti livelli di glucosio nel sangue fanno sembrare le persone più vecchie.
Le differenze fra chi ha assunto più o meno zuccheri arriva fino ad 1 anno, mentre nel gruppo dei diabetici si arriva addirittura ad 1 anno e sette mesi. Gli studiosi hanno quindi stabilito che esiste una differenza di circa cinque mesi nell’età percepita per ogni 0,18 grammi di glucosio per litro di sangue.
David Gunn, uno dei coordinatori dello studio, ha commentato: “il corpo non solo ci manda dei messaggi, con malattie oppure sensazioni, ma comunica ciò che gli succede all’interno anche cambiandoci il volto affinché possiamo accorgercene visivamente.”
Dunque sarà per questo che le immagini dei personaggi del Natale e dell’Epifania (Babbo Natale e la Befana) sono così grinzosi ed anziani: nel loro momento c’è una cascata di dolciumi e caramelle!
TAGS: apparente invecchiamento, david gunn, diabetici, glucosio, natale, New Scientist, Università di Leiden, ’invecchiamento precoce della pelle
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Fra gli effetti negativi del mangiare troppo, assumendo di conseguenza troppe calorie, adesso bisogna aggiungere anche un quotidiano “invecchiamento” delle cellule celebrali. Secondo gli studiosi il segreto per una vecchiaia più sana sta nello stile di vita a tavola fin dalla giovane età. Secondo gli esperti ci sarebbe una molecola che si attiva nelle nostre cellule celebrali se si mangia poco e che avrebbe il miracoloso effetto di rallentare l’invecchiamento. Per capire bene quanto questo procedimento possa essere positivo basti considerare che basterebbe lasciare nel piatto il 30% delle calorie consumate mediamente (nei paesi avanzati ovviamente), quasi un terzo rispetto a quelle consigliate a seconda delle attività che si svolge durante la giornata per ottenere un significativo aumento della durata della propria vita! La straordinaria molecola anti-età è stata scoperta dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma, che l’hanno denominata Creb1. Attivata da una dieta a basso contenuto calorico, funziona da “conduttore del traffico” cellulare, inducendo all’azione altri geni utili alla longevità.
L’eccezionale scoperta è stata fatta dall’equipe di Giovanbattista Pani, dell’Istituto di Patologia generale, in collaborazione con l’equipe di Fisiologia umana guidata da Claudio Grassi. Il loro studio congiunto è stato pubblicato su Procedings of national academy of sciences Usa.
Pani ha quindi commentato: “adesso l’obiettivo è quello di trovare il modo di attivare Creb1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doversi sottoporre a dieta ferrea. La restrizione calorica è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello, che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità le “sirtuine”.”
Sempre Pani ha spiegato che le osservazioni condotte a scopi anche molto diversi fra loro hanno dimostrato ed avvalorato il collegamento fra obesità ed invecchiamento precoce delle funzioni del cervello, similmente tra l’altro con malattie della terza età come la demenza senile ed il Parkinson.
TAGS: claudio grassi, creb1, invecchiamento, istituto patologia generale, longevità, molecola, pani, Procedings of national academy of sciences Usa, ricerca, scoperta
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Secondo gli esperti l’eccessivo utilizzo di materiale pornografico, troppo facilmentre fruibile attraverso il webrenderebbe la sessualità “virtuale” anche a letto, causando negli uomini delle forme di impotenza o incapacità ad eccitarsi.
L’allarme viene dalla Società italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità, che ha effettuato uno studio su un campione di ben 28000 utenti maschi di siti pornografici. I test hanno rivelato che la sempre più precoce frequentazione di questi siti da parte degli adolescenti interrompe o comunque perturba la loro naturale maturazione sessuale, perché la possibilità di partecipare al gioco sessuale online, attraverso chat e siti appositi causa un’assuefazione prima del tempo ed un’inibizione nei successivi atti sessuali nella realtà.
La conseguenza peggiore è “l’Anoressia Sessuale”, ossia la totale mancanza di desiderio sessuale, che, se avviene all’interno della coppia, ne causa solitamente la rottura. L’incipit per questa ricerca è venuto da un aumento del calo di desiderio registrato proprio fra i ragazzi fra i 20 ed i 25 anni, ossia quella in cui il sesso dovrebbe essere fra le attività considerate più interessanti. Ciò non è cambiato, ma sempre più spesso succede che si sostituisca un partner online invece che uno nel mondo reale.
La BBC One Newsbeat ha intervistato la 19enne Hannan Ewens, che ha sostenuto che i ragazzi della sua età pretendono partner con le stesse prestazioni delle pornostar, prestazioni a cui sono abituati sui video online, ma decisamente difficili (psicologicamente e fisicamente a volte) per persone normali. Per cui la competizione diventa sfavorevole per le partner della vita reale.
In realtà gli stessi maschi, che rimproverano le ragazze per la poca inventiva, non brillano loro stessi per fantasia; infatti chi guarda troppa pornografia sul web tende ad essere sessualmente passivo, preferendo che faccia tutto il partner mentre si rimane a guardare. Insomma, una questione complicata che urta interessi economici enormi e difficili da contrastare con campagne informative come quelle per la droga, l’alcool od il fumo.
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Avere un blog è un pò come avere un cagnolino, ha bisogno di cure e attenzioni che spesso vengono a mancare. Dire la propria su come gira il mondo, denunciare le ingiustizie o sfruttare la pagina a mò di diario… Chi scrive spesso è un semplice impiegato, una mamma alle prime armi, un giovane assetato di notorietà ma anche un appassionato che prova a guadagnare qualcosa, o sogna di diventare un giornalista. Sì, chi scrive si sente principalmente un pò giornalista.
Ed Enel ha pensato a chi fa del proprio blog un fatto quotidiano, un lavoro piacevole…
Il concorso Enel Blogger Award 2012 riconosce l’importanza dei blogger che curano quotidianamente le proprie pagine premiandoli con un finale davvero speciale: un iPad 3G.

Chi può partecipare?
I blog in primo piano sono quelli che parlano di ambiente, finanza, attualità e lifestyle e il concorso è pensato proprio per i blogger che li curano. C’è però una condizione fondamentale: essere attivi da almeno sei mesi e pubblicare un post a settimana. I blog multiautore non rientrano tra i criteri richiesti, so good bye! Se il target del blog corrisponde al profilo richiesto non resta che compilare il form online iscrivendo il vostro blog e suggerendo il post che si ritiene essere il migliore per la propria categoria di appartenenza. Lo scopo del concorso è quello di promuovere la diffusione e la crescita del settore multimediale e non sarà accettata più di una candidatura. Nella prima fase che si concluderà il prossimo 17 gennaio, sarà possibile candidarsi semplicemente compilando la scheda di registrazione. Subito dopo si potrà procedere scaricando il cosiddetto “kit di promozione”, che comprende i banner che confermano la partecipazione al concorso e quindi la possibilità di avere un collegamento diretto alla votazione. Nel frattempo la redazione si occuperà di controllare che il blogger abbia i requisiti per partecipare, inoltre,Enel si riserva il diritto di escludere coloro che non presentano tutte le caratteristiche richieste, non provate a fare i furbetti! Si passerà quindi alla seconda fase e in questo caso i blog saranno votati dal pubblico fino al 13 marzo.
Nel giorno più atteso, quello della premiazione,quelli che saranno stati votati come i migliori delle varie categorie riceveranno un iPad 3G prendendo parte a una cerimonia ufficiale organizzata presso l’auditorium Enel. E’ l’occasione giusta per dimostrare il proprio valore, per mettersi in gioco o comunque per fare una nuova esperienza! Hai un blog tuo? Ci scrivi con cadenza settimanale? Non temi il confronto? Non perdere tempo! Iscriviti e vinci!
I blog che ritengo meritevoli sono:
Girlpower, Style.it, Eco-sostenibile, Blog di attualità, Ecologia e Ambiente, Acqua Pura, Le (eco) idee tascabili,
Soloecologia, Un mondo differente, Pianeta Donna
Credo che ciascuno di questi blogger meriti la vittoria!
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Su www.mastercard.it è online un’iniziativa per cui l’utente può personalizzare lo spot Mastercard inserendo il proprio nome e il nome dei suoi amici che compariranno poi in alcuni frame del video. Al termine della personalizzazione l’utente potrà inviare via email il link al video così personalizzato a uno o più amici. Una volta completata la personalizzazione dello spot l’utente potrà quindi cliccare su REGISTRATI, lasciare i propri dati sul form che puoi vedere a questa pagina https://www.promozionemastercard.com/ e partecipare in questo modo all’estrazione finale per vincere un viaggio a Londra per 5 persone e la partecipazione ai Brit Awards 2012
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Troppo spesso la pubblicità ingannevole ha mietuto vittime infelici, così ho imparato ad indagare sul prodotto prima di acquistarlo. Un’indagine veloce prima previene fastidiose truffe e delusioni dopo, con questo criterio ho chiesto consiglio sul nuovo Lines è.
La comodità del lactifless, come sponsorizzato in tv, mi ha incuriosita ma prima ho pensato bene di informarmi. Le amiche più fidate che l’hanno provato lo hanno descritto all’unisono come una piacevole scoperta…questo 1 anno fa.

Dopo che l’ho provato anch’io non ho coprato altro! Ho sempre usato lines seta ultra e mi trovavo bene, ma ormai tutte parlavano del comfort, dell’assorbenza e della durata del nuovo Lines è..meritava di essere testato anche da me
In effetti, il parere delle ragazze non era sbagliato e per una come me, sempre in viaggio e di corsa per non perdere il pullman, l’aereo o il treno, sono necessari la flessibilità, la durata e soprattutto l’assorbenza perchè non sempre puoi fermarti al pit-stop! Lines è assorbe fino al doppio rispetto agli assorbenti ultra più venduti, adattandosi magicamente al tuo corpo facendoti sentire incredibilmente sicura..come se non lo indossassi.
Scherzando con le amiche, questo magico assorbente ha assunto un nuovo nome: l’angelo delle donne perchè con le sue ali ti avvolge in un abbraccio di protezione. La comodità si è diffusa tra le ragazze con la solita domanda :” Hai un asso?”, lo presti e scopri che anche loro sono passate a Lines è…è l’asso nella manica per chi non si ferma mai.
Lines è :
- Materiale unico superassorbente
- Super-flessibile
- Ali doppie
- Nuovo filtrante
- Esclusivo design
- Micro-fori
- Speciali canalini
- Ipoallergenico
- Coperto da Brevetti Internazionali
Rivoluzionario lo è davvero perchè nonostante rappresenti una novità per il mondo femminile, il prezzo non si scosta molto dagli altri assorbenti. Motivo in più che mi ha convinta a provarlo e poi a tenerlo…ma vorrei dare un consiglio ai creatori lines, basandomi sulla mia e credo anche vostra esperienza, perchè sarà capitato anche a voi aprendo la borsa in cerca delle chiavi di far cadere l’asso o di mostrarlo in presenza maschile..ecco perchè mi piacerebbe avere un porta-asso, una scatoletta colorata da mettere in borsa per evitare le solite figure magari in un formato che si tiene in una mano, così da rendere anche l’involucro degli asso più piccola.
Da donna a donna, lo consiglio!
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Mi colpisce una cosa: quasi tutti gli annunci dedicati, su internet o sui giornali,recitano: cerco una ragazza single. Io dico, non per fare i laudatores temporis acti, però se un uomo cerca una donna, perché oggi sente la necessità di precisare “che sia single”? Credo che la risposta sia semplice. Al giorno d’oggi anche le ragazze “non single” si pongono spesso all’attenzione maschile pretendendo di esserlo. Quando dico “pretendendo” lo dico come fanno gli inglesi, che usano la parola “pretend” per dire “fingere”. Forse è una delle tante piccole grandi deviazioni di questa attuale società.

Una volta la ricerca di un uomo, da parte di una donna, era finalizzata nelle intenzioni ad un rapporto esclusivo e duraturo, su cui basare anche una solida ricerca di sé stessa, attraverso un confronto di coppia sicuro e stabile nel tempo. Se oggi gli uomini si trovano costretti a scrivere: “cerco una ragazza single”, significa che anche donne già impegnate in un rapporto sentimentale possono essere aperte a nuovi incontri e a ulteriori tentativi. Come tutte le medaglie, anche questa ha due facce: da un lato può essere una conquista di quella libertà femminile che è stata uno dei motori propulsori del ’68. Ma dall’altro, non pensate che possa essere causa per le donne di insicurezza e infelicità a livello individuale, oppure che, cosa ancora più preoccupante, possa essere un elemento che va a minare il fondamento di una famiglia affidabile e sicura? Forse vale la pena di farci un pensierino!
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