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Accostare sesso e disabilità è ancora argomento tabù?

posted by:
samantha

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Vi siete mai chiesti com’è la vita per un disabile?

Tolte le difficoltà principali che possiamo comprendere a priori come la mancata autonomia di andare,tornare,salire,scendere,muoversi,chiamare e addirittura  comunicare con chi sembra sentirsi troppo superiore per porgere l’orecchio,queste persone quasi non hanno una vita.

Parliamo di casi non gravissimi, di persone che non camminano ma lavorano,interagiscono,vivono.

Credete sia facile trovare amici e soprattutto amiche?

La principale difficoltà di un disabile è il dover combattere continuamente con la solitudine dato che molto spesso la loro ombra è l’unica a tenerli in compagnia.

Per fortuna o per disgrazia ci sono delle “amiche speciali ” chiamate assistenti sessuali che sanno bene che un uomo è pur sempre un uomo anche se disabile o non più agile come una volta.

Come si svolge il lavoro?

“Mi reco nel domicilio del paziente. A volte anche in albergo. Non offro un rapporto sessuale completo, mi limito ad accarezzare, a massaggiare, a creare con il malato un rapporto sensuale molto epidermico.  Anche perché queste persone hanno una loro sfera sessuale molto particolare”

E’ come prostituirsi?

“Comprendo che qualcuno possa fare questo paragone. Vorrei ricordare però che la motivazione che c’è dietro alla prostituzione è quella di accumulare più soldi possibile nel minor tempo possibile. Qui invece è proprio il contrario, i soldi sono molto pochi e l’investimento di tempo è tantissimo”.

Chi è l’assistente sessuale?

“È colui che assiste le esigenze sessuali delle persone che hanno un handicap fisico o mentale. Un lavoro difficile che richiede molta pazienza,sensibilità  e impegno. In Svizzera ce ne sono una decina; sono donatori di “felicità sessuale” per coloro ai quali la vita ha reso difficile la gioia dell’erotismo.”.

E i disabili italiani vorrebbero gli assistenti sessuali?

Il popolo di Disabili.com non ha evitato di esprimersi su un tema così delicato come quello che nasce dall’accostamento di due temi ancora tabù: sessualità e disabilità.
La testimonianza sta nei risultati del sondaggio proposto da Disabili.com: il dato del 77% dei favorevoli va suddiviso tra chi “prenderebbe in considerazione questa proposta” (44%), chi l’accetterebbe data la presenza di professionisti (26%) e chi, infine “non ne farebbe uso, ma non ci vede nulla di male” (7%).
Ma un buon 5% dei navigatori non approva l’iniziativa perchè “sarebbe come legalizzare la prostituzione”.

Per adesso l’assistenza è limitata alle donne e agli uomini,e i gay?

Il nuovo corso che partirà in autunno a Basilea cercherà di riempire questa lacuna, formando  operatori omosessuali sia donne che uomini per venire incontro alle esigenze di persone con handicap e con inclinazioni gay”.

Io non ci vedo niente di male,e voi?

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